skip to Main Content

Come distinguere un rosa da un incubo

Alcuni rosa sono sogni, altri incubi; non sempre le etichette aiutano a distinguerli subito, così ho sviluppato un mio metodo personale.

 

Dubito che esista un genere letterario con una varietà interna così vasta come il rosa: storie caste, piccanti, dolci, tragiche, sane, morbose, ambientate nel nostro mondo, nello spazio o nel passato possono tutte finire sotto l’etichetta “rosa”.

Il problema sorge quando le etichette non sono accurate e ti vendono un ammasso di abusi come una storia dolce.

Voglio sperare che ciò avvenga non per malizia, bensì per errori di prospettiva da parte dell’autore, o malintesi col piano marketing. Comunque sia ho trovato che esiste un metodo infallibile per distinguere le storie dolci da quelle velenose: la risposta affermativa alla domanda “lei può scegliere?”.

È una differenza sottile, ma è possibile coglierla fin dalla quarta di copertina. Se la “trama” sembra consistere unicamente in una donna che deve imparare la “lezione” di accettare senza riserve la corte di un uomo potente, la storia sarà un incubo – o piccante e taggata male. Se la trama consiste invece in una situazione in cui la protagonista si ritrova a dover condividere gli spazi con un tizio che non sopporta e lei sceglie liberamente di continuarla, la faccenda è diversa. Immaginiamo una protagonista segretaria di un CEO arrogante; se è vincolata da un contratto o altro a servirlo anche se lei preferirebbe andarsene e l’intera “trama” è lei che subisce, è un incubo. Se invece lei sceglie di rimanere perché la paga è molto buona e si sente attratta da lui, pur potendo andarsene in qualsiasi momento, e lui smette di essere un pezzo di cacca, è un rosa.

I romanzi I want to escape from princess lessons e The invisible wallflower marries an upstart aristocrat presentano entrambi delle protagoniste che si ritrovano fidanzate a uomini che non conoscono o non vorrebbero sposare, ma la differenza è che Leticia (il primo caso) non ha alcuna scelta. Non ha libertà di movimento, non ha alleati, nessuno la prende sul serio ed è sotto l’incessante sorveglianza di quello psicopatico di Clarke. La “trama” la vede soccombere al lavaggio del cervello incessante fattole dal resto del cast.

Iris, la protagonista del secondo, è in una posizione leggermente diversa: si ritrova promessa a un uomo che non conosce … e lo accetta di sua sponte. Crede profondamente agli ideali di nobiltà e obbedienza con cui è cresciuta e sceglie di fare la sua parte fino in fondo, appoggiando Lucas – che la punzecchia e vuole usarla come un libro di galateo gratis, ma NON è uno psicopatico. Aiuta molto il fatto che Iris abbia piena libertà di movimento e organizzazione e incontri persone moralmente buone (o grigie) anziché psicopatici, fino ad arrivare a preferire la sua nuova vita lì a quella precedente nella capitale, sotto il suo pessimo padre ed ex e i mormorii degli altri nobili. Nel corso della vicenda Lucas inizierà a rispettarla e amarla profondamente e Iris troverà la forza di mollare e criticare gli ideali di nobiltà con cui era cresciuta. Non è costretta a soccombere alle attenzioni di Lucas e nemmeno ad andare a letto con lui – anche se si era preparata a questo. Affronta il suo malvagio ex con grandissimo coraggio.

Abbiamo anche toccato un secondo criterio che distingue i rosa dagli incubi: entrambi i membri della coppia devono maturare e/o rinunciare a qualcosa. Suona realistico: nessuno è perfetto. Iris deve acquisire più autostima e sicurezza, mentre Lucas deve perdere un po’ di freddezza e imparare a comunicare.

Nota ovvia: se l’uomo a cui la protagonista è promessa senza via di scampo è una pessima persona non redimibile, la storia va taggata come tragedia.

Altra nota ovvia: l’atteggiamento negativo della controparte maschile dev’essere spiegato dalle circostanze, per poi sparire nel corso della storia – altrimenti, la storia è una tragedia. C’è una ragione se molti rosa di successo hanno dei belli scontrosi che hanno traumi che li portano a essere spigolosi, ed è solo grazie all’incontro con la protagonista e la libera, SERIA scelta di lavorare su sé stessi che maturano e diventano ottimi partner.

Pensavo che questo articolo sarebbe stato più lungo, ma anche se lo fosse stato, non basterebbe un oceano di inchiostro a esprimere appieno l’odio che provo per i personaggi come Clarke: personaggi velenosi e misogini che compiono una pessima azione dietro l’altra, ma sono scusati da autori che si arrampica sugli specchi.

Non riesco davvero a capire come certe premesse possano suonare dolci. “Protagonista viene scelta come sposa per draghi mutaforma, ma viene bullizzata da tutti, muore avvelenata, si reincarna nello stesso paese e la storia si ripete. Cerca di fuggire ma è catturata dalle guardie.” È un dark fantasy, non un rosa. Quanto ci scommettiamo che la supposta lezione è di accettare senza discutere la decisione e discutibile corte del drago e accettare a testa bassa il bullismo, o diventare bulla a propria volta? Grazie ma no grazie.

E voi? Che cosa, nelle quarte di copertine, vi induce a mollare subito un libro? sono curiosa, fatemi sapere!

 

 

Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top