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Lanzarote a gennaio

Lanzarote è una delle isole più conosciute delle Canarie e volevo parlarvi di com’è a gennaio

 

Mio padre e mio nonno conobbero quest’isola decenni prima della mia nascita, molto prima che diventasse l’arcinota destinazione turistica che è oggi. Ci tornarono più volte con me quando ero piccola e altri membri della famiglia; fu la nostra prima destinazione di vacanza non appena le regole sul covid si allentarono.

È un luogo a cui siamo molto legati e le sue miti temperature anche in pieno inverno la rendono molto apprezzata dai turisti, oltre che da noialtri.

È la prima volta che abbiamo provato a fare una vacanza così lunga in una casetta vicino al mare e, come avete visto dalle mie stories su Instagram, ne è valsa la pena.

Il bidet mi è mancato, ma per 15° e 25° in pieno inverno è un sacrificio fattibile.

Nonostante le visite passate, siamo riusciti a scoprire cose nuove a cui prima non avremmo nemmeno pensato.

Ad esempio che Puerto del Carmen ha una spiaggia di sabbia lunga, bella e relativamente riparata dal vento. Questo non rende più calda l’acqua dell’Atlantico in gennaio, ma mi ha reso possibile farci il bagno in un giorno di sole e bonaccia. In quell’occasione, ho imparato che l’acqua può mordere e i bagni freddi, anche se brevi, ti stancano il triplo. Abbiamo scoperto che il miglior parcheggio è quello del supermercato SOCO, vicino alla spiaggia, economico e dotato di bagni puliti, gratuiti e numerosi. Mi ha ricordato l’outlet Cocco, una pista di Mario Kart ambientata in un supermercato vicino al mare; non eravamo ai tropici, ma poter vedere le palme e la spiaggia dal parcheggio è una cosa che posso solo sognarmi, mentre sono a casa. È una zona urbanizzata pienissima di ristoranti e negozi di ogni genere.

Abbiamo avuto anche giorni di pioggia – in uno dei quali le cataratte del cielo si sono aperte mentre stavamo passeggiando, ovviamente senza ombrelli né bar in cui poterci riparare.

Quest’isola, difatti, alterna zone altamente urbanizzate e piene di tutti i servizi immaginabili ad altre più salvagge, chilometri e chilometri senza nulla. A tratti sembrava di essere in un corto di Willy Coyote e Beep Beep o di poter incontrare dei cowboy al lato della strada. È un paesaggio vulcanico, con rocce e lapilli neri e montagne tra il nero e il rosso.

Abbiamo anche deciso di andare oltre quella che sembrava la fine di Playablanca, la cittadina dove stavamo, solo per scoprire che la strada proseguiva per arrivare a Puerto Marino. È una sensazione non facile da descrivere, quella di scoprire posti nuovi in altri che sono molto familiari. È come quando in un videogioco la mappa si apre o cela posti segreti. Puerto Marino è pienissima di negozi, bar, ristoranti, servizi, mare … e quella che sembrava una cattedrale in cima a una collina. Raggiungerla ha richiesto una camminata lunga ed è poi venuto fuori che faceva parte di un albergo, ma ne è valsa la pena. Abbiamo anche scoperto Punta Colorada (così chiamata perché le rocce intorno sono variopinte) ed El Castillo che c’è sopra, una fortezza da me rinominata Forte Budino per via della forma. Abbiamo scoperto che la passeggiata sul mare procede per molti chilometri, ed è virtualmente possibile farsi a piedi tutto il perimetro sud dell’isola.

Gli edifici in bianco di Puerto Marino sembravano usciti da una città greca. Il fatto che siano stati fatti per i turisti non li rende meno belli e funzionali. Molto meglio così che l’abusivismo selvaggio, no? È anche il risultato positivo della feroce battaglia sostenuta dall’artista di Lanzarote Manriquez; fu tra i primi a intuire le potenzialità turistiche dell’isola e si batté come un leone perché l’urbanizzazione rispettasse certi canoni estetici. Quelle infinite case bianche a un piano fatte tutte uguali possono non piacere, ma dal punto di vista paesaggistico e ambientale è una soluzione assai preferibile ai mega-alberghi e agli ecomostri.

È stato sulla strada verso Puerto Marino che abbiamo scoperto un posto magico: la pizzeria The italian Job di Umberto e Fabio, padre e figlio di Napoli. Gestiscono quel posto da più di vent’anni e fanno la pizza in un forno a legna fatto venire da Napoli via nave. Può sembrare poco, ma trovare una pizza così buona all’estero è tutt’altro che scontato; è stato un porto (di pizza e pasta buona) nella tempesta.

Le guide continuano a fare pubblicità al mercatino di Teguise, ma la qualità è calata rispetto agli anni scorsi; è comunque possibile trovare merce di buona qualità, ma solo a patto di avere molta pazienza e l’occhio fine.

Un’altra sorpresa sono stati i supermercati: il loro Lidl è molto più grande, fornito e con migliori offerte di quelli che si trovano in Italia. Ho persino ritrovato il tipo di biscotti al cioccolato con sopra i disegni delle navi che i miei nonni materni mi facevano trovare quando li visitavo. È pieno anche di biscotti senza olio di palma, frullatori a poco prezzo e merce che cambia di volta in volta.

Abbiamo anche scoperto che El Golfo, un insediamento ancora abbastanza selvaggio è a sua volta un punto di partenza per una lunga passeggiata nella natura selvaggia – in questo caso specifico, servono scarpe adatte alle rocce.

Credevo che prima o poi mi sarei stufata del mare, ma mi sbagliavo. Continuo ad amarlo e aspettò con impazienza il momento di rivederlo!

 

Spero che questa collezione di ricordi vi sia piaciuta; siccome parlo di libri e fiction nella stragrande maggioranza dei casi non ho mai imparato a scrivere diari di viaggio. Fatemi sapere se vorreste altrimenti.

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