5 ragioni per amare i litRPG, un genere letterario in ascesa
I giochi di ruolo (RPG) si presentano in molte forme: videogiochi, giochi da tavolo, avventure testuali, nonché romanzi che prendono il nome di Lit(erary) RPG, ossia giochi di ruolo letterari.
Per apprezzarli non occorre essere giocatori esperti; basta avere anche solo completato una partita a Pokemon/altro gioco famoso o elementare per avere subito chiaro come funzioni il sistema magico e sentirsi a casa.
Scusate, ma non è poco: ci sono romanzi che impiegano centinaia di pagine per spiegare come funzioni il sistema magico, o lasciano perplesso anche il lettore più attento per via della scarsità, eccesso o contraddizione delle informazioni.
Ma con un litRPG il problema non si pone: basta parlare di statistiche, dungeon e si ha subito chiaro come funzioni un buon 70% del mondo. Se esistono i livelli i personaggi potranno diventare più forti alzandolo in qualche modo, se ci sono dungeon si formeranno bande di avventurieri per conquistarli e prendersi i tesori battendo i mostri, ci sarà la magia e il mana, eccetera eccetera.
Ovviamente spetta all’autore dare a quel mondo un sapore specifico in modo che non sembri uno sfondo senz’anima. Ma avere già un’idea chiara è un bel vantaggio, crea subito quell’alone di familiarità che è come una porta già aperta verso un mondo di avventure.
Qua arriviamo alla seconda ragione per cui è fin troppo facile amarli: sono storie d’avventura che si scrivono da sole. Il desiderio e il rischio di affrontare mostri e insidie pur di ottenere ricchezze, oggetti portentosi o vantaggi, la sete di conoscenza e di esplorazione, la voglia di primeggiare sono iscritti da sempre nel cuore umano. Raramente possono essere trattati in modo così diretto e soddisfacente come in questo genere; nella realtà uno può impegnarsi senza vedere risultati, ma nella fiction e soprattutto in un litRPG questo non succede. Esplorazione, tradimento dei compagni di squadra, o, viceversa, storie di onore, amicizia e sacrificio, la scalata verso il potere/un tipo di forza che nessuno potrà mai portarti via, battaglie epiche e impossibili… il litRPG è nato per trattare di queste cose.
Un litRPG può trarre salvare da morte certa i personaggi principali grazie a pozioni, guaritori e abilità speciali, rendendo la storia ancora più emozionante e lunga, perché un normale corpo umano non regge a certe ferite. Alla sottoscritta che ci sta male, questa cosa piace tantissimo.
È come se fossero la versione moderna di quegli antichi racconti dei cavalieri pieni di avventure mirabolanti e guerrieri che si rialzano con dieci frecce alla schiena – o che non gli fanno niente perché solo dei deboli personaggi di contorno ne sarebbero afflitti. Lo adoro.
Un altro punto a favore è che un litRPG scandisce nero su bianco la progressione della storia e del protagonista tramite vari metodi; non solo le cose cambiano nell’ambientazione e per come i personaggi di contorno trattano quelli principali, ma le loro statistiche crescono. Per i giocatori partire con un personaggio con statistiche a una o due cifre per poi vederle arrivare a tre nel corso dell’avventura è una grande soddisfazione. Il lettore prova qualcosa di simile nel veder crescere in questo stesso modo i protagonisti – se non è annoiato dagli stat screen che ne mostrano le statistiche, il che è comunque comprensibile. Io stessa non ne vado matta, ma devo riconoscere che da un punto di vista oggettivo gli stat screen svolgono due funzioni importanti: mostrare nero su bianco la crescita del protagonista e giocare a carte scoperte, come quando nei gialli il lettore vede ciò che vede il detective e potenzialmente può risolvere il caso prima di lui. Grazie agli stat screen il lettore può seguire nero su bianco non solo la crescita del personaggio, ma anche ricordarsi gli oggetti che ha addosso e le varie abilità che acquisisce nel corso della storia – magari anticipando cosa potrà e non potrà fare nelle varie situazioni. Niente conigli magici dal cilindro, il personaggio potrà usare un’abilità solo se la possiede.
Non è poco; ci sono storie che sembrano non progredire mai o i cui personaggi continuano a commettere gli stessi errori ma l’autore ci ripete che sono cambiati.
Non qua.
Se ami i giochi di ruolo e ti sei mai chiesto come sarebbe viverci, i litRPG risponderanno a questa domanda e a tutti i corollari che non hai nemmeno pensato. Se ben scritti. Per esempio la serie Hellmode mostra come è vivere in un mondo dove il livello decide tutto: un nobilotto potrà contare su guardie personali di livello 15, ma se il re manda a pestarlo le sue guardie di livello 40, le frecce gli rimbalzeranno addosso e sarà l’equivalente di mandare una squadra di terminator contro un foglio di carta. L’unico limite è l’immaginazione e abilità dell’autore.
Un altro punto a favore è che rendono particolarmente facile sospendere l’incredulità e immergersi nella storia. In una storia realistica ambientata nel nostro mondo fatico molto a sospenderla se le cose sono caricaturalmente buone o cattive, ma se siamo in un litRPG con le sue regole interne che vengono rispettate, il problema non si pone. Ancora meglio se il protagonista è qualcuno a me affine per età e carattere – cosa tutt’altro che facile nei fantasy tipici con orfani magici o quelli dark.
C’è una ragione se gli isekai tengono banco: tutti ci siamo chiesti cosa faremmo se finissimo in una storia/mondo fantastico e un protagonista terrestre che si ritrovi lì aumenterà moltissimo l’immersione e l’interesse.
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