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Top 3 migliori coppie e migliori personaggi single

Questa top 3 delle migliori coppie e migliori personaggi single è presa di petto dalle mie letture in onore di San Valentino e della festa dei single

 

Ho letto molti rosa e visto tante, troppe coppie soffrire per eccessi di timidezza e insicurezze varie – carino e comprensibile le prime volte, ma al decimo appuntamento dovresti poter guardare negli occhi l’altra e persona e parlarle, anziché arrossire e ammutolire mentre guardi il terreno.

La prima coppia che ho in mente, pur essendo un esempio massimo di dolcezza e tenerezza, non soffre di questo problema. Va anche detto che pur comparendo in un rosa, non ne sono i protagonisti: Christine e Pablo di Jeanette the genius: defying my evil stepmother by starting a business with my ride-or-die fiancé! Vincono il primissimo posto in questa categoria! Mentre la coppia di protagonisti Jeanette e Claus muove i loro primi passi come fidanzati e imprenditori, Christine e Pablo sono personaggi secondari, ma la tenerezza della loro storia d’amore è tale che tanta che diventerà poi una pièce teatrale nella serie stessa.

Christine era la principessa del regno in cui è ambientata la storia, e per ragioni di stabilità politica era stata promessa in sposa a un principe della nazione vicina di Pakiran – dove sarebbe stata confinata in un harem per il resto della sua vita. Christine si rende conto che è il dovere/lavoro di principi e principesse sposarsi per il bene del regno e della stabilità politica, sa che verrà trattata bene per motivi diplomatici, ma non le va proprio di finire in una gabbia dorata per il resto della vita alla mercé di un marito potente e infedele. L’intero palazzo lo sa e le permette di farne un po’ di tutti i colori prima che raggiunga l’età di sposarsi, tutti meno Pablo. È un nobile che ha cinque-sei anni più di lei, non esita a rimproverarla per le sue marachelle non sempre innocue e decide di portarla in giro per il regno ovunque lei desideri prima che arrivi l’infausto giorno. La porta anche in una fattoria, dove viene fuori che lui sa lavorare la terra e si è fatto un mazzo così per studiare e imparare quanta più roba possibile. Passa del tempo, e un giorno, tramite un bacio sulla guancia, lei gli fa capire che il suo più grande rimpianto è lasciare la persona che ama: Pablo stesso. Quest’ultimo sembra impazzire e sparisce. Passano mesi senza sue notizie e arriva il giorno delle nozze; Christine è molto triste di non aver potuto salutare Pablo, ma giunta in chiesa scopre che ad attenderla vestito da sposo c’è proprio l’amato.

Pablo, che la amava da sempre, non appena ha scoperto di essere corrisposto è volato in Pakiran con la sua armata personale, ottenendo dal principe lo scioglimento della promessa di matrimonio di Christine in cambio del risolvimento di un problema decennale del Pakiran. Alcune tribù ne rifiutavano l’autorità e commettevano delitti banditeschi di vario genere; grazie alle sue multiformi conoscenze sul terreno, l’arte della guerra e altro Pablo è riuscito a sottometterle e a liberare Christine dal matrimonio.

Non è una differenza da poco: pur essendo in posizione di farsi dare l’amata come un premio, il suo obbiettivo fin dall’inizio era liberarla. E quest’uomo, dopo aver vinto una guerra-lampo, la battaglia diplomatica e patito marce forzate per terminare tutto in tempo, trema davanti a Christine. Non le ordina di sposarlo come farebbero/fanno certi pessimi love interest; glielo chiede quasi con paura, perché non è sicuro al 100% che lei lo accetti e lo desideri. Quello che conta per lui è averla liberata.

Christine coglie questa sfumatura, gli butta le braccia al collo e lo bacia. Si sposano e vivono per sempre felici e contenti. Quando entrano in scena, Pablo e Christine non sono più giovani, ma sono ancora innamoratissimi l’uno dell’altra, anche in senso fisico. Hanno figli adolescenti e adulti, ma la fiamma è ancora viva. Col tempo hanno imparato a conoscersi ancora meglio, e anche se i loro ideali politici non combaciano perfettamente, riescono a capirsi e rispettarsi. Un rapporto paritario pieno d’amore.

Se mai mi sposerò, è così che voglio finire e auguro altrettanto a tutte le coppie.

 

Per quanto io li adori, è facile capire perché non siano i protagonisti del libro: una stoia che parli per intero di un rapporto privo di conflitti sarebbe piuttosto noiosa. Viceversa, se le coppie passano il 9e% della storia a darsi addosso come iene, il loro (ri)mettersi insieme suonerà precario o inverosimile.

Carla e Thane di The apothecary witch turned divorce agent non hanno questo problema e sono la perfetta coppia litigarella. Quando si conoscono riescono a dare di sé la peggiore impressione possibile l’uno all’altra. Thane è un cavaliere venuto a prendere Carla perché la regina chiede di lei, ma odia le streghe perché una di loro era coinvolta nella morte del padre. È molto serio e attento ai particolari e quando vede che il negozio della strega è in uno stato tutt’altro che presentabile inizia a brontolare e dire dietro alle streghe. Carla, da parte sua, è tutt’altro che un genio delle pulizie o degli affari, ma è gelosa della sua indipendenza e odia i cavalieri perché uno di loro (poi arrestato) era il responsabile dell’incendio che aveva ucciso la sua famiglia.

Dopo questa spiacevole interazione Carla butta Thane fuori dal negozio. Il giorno dopo Thane torna alla carica e la prima cosa che fa… è scusarsi. Si scusa per averla insultata e rimarca il particolare statuto delle streghe, considerate alleate del regno, ma non suddite come gli altri.

Thane ha già mostrato una qualità che rende sexy e desiderabile qualsiasi uomo: la capacità di chiedere scusa quando è nel torto, anziché rendere la vita impossibile agli altri.

Carla a sua volta si scusa per averlo cacciato, rimarcando che comunque, secondo le leggi del regno, i regnanti possono invocare l’aiuto di una strega per tre volte. Vanno al castello, ma stavolta Thane non aveva preparato il carro e devono raggiungerlo a piedi; siccome Carla ha zero resistenza, Thane è costretto a portarla in braccio quando lei sviene dalla fatica. Lui si prenderà cura di lei più volte nel corso della serie.

È difficile riuscire a scrivere personaggi stoici e/o sarcastici che non risultino fastidiosi alla centesima frecciata, ma Thane evita questi problemi perché fin dall’inizio il lettore vede che tiene molto a Carla e alle persone che ha intorno. Al termine del primo volume, dopo aver aiutato Carla a risolvere un caso (e salvatole la pelle), ottiene di poter chiedere qualcosa al re. Invece di chiedere una somma di denaro o una promozione, chiede un ricambio delle divise dei cavalieri – che prima facevano rivivere il trauma a Carla, aiutandola così a superarlo.

Thane prende Carla a male parole, ma i loro battibecchi, come notano correttamente gli altri personaggi, somigliano di più a quelli tra innamorati che tra nemici. Se Thane odia qualcuno lo evita, sta zitto e ci parla il meno possibile, ma con Carla parla e battibecca spessissimo.

Carla unisce un forte anelito all’indipendenza un simile grado di trascuratezza. È così impegnata nel lavoro che dimentica di mangiare, dorme poco e male… non aiuta che a causa del trauma non ha molto potere magico ed è la strega più giovane del regno. Incarna quella fase in cui si è tecnicamente adulti ma ci si sente/è ancora inesperti in un mucchio di cose. Non si fa intimidire né da Thane né da chiunque altro, e se la situazione lo richiede non esita a buttarsi nel pericolo.

Carla riesce a contattare la strega coinvolta nella morte del padre di Thane senza che quest’ultimo gliel’abbia chiesto; quando viene fuori che si è trattato di un equivoco, pensavo “oh, no, ecco che Thane mi sbrocca”. Invece non solo lui si scusa, ma fa anche un inchino alla strega accompagnato da mille ringraziamenti; ella era nella posizione di denunciare il suo pessimo genitore e farlo condannare a morte assieme al resto della famiglia, invece si era “limitata” a sparire dalla circolazione. L’ipotesi di Thane che fosse collegata alla morte del padre risaliva al ricordo d’infanzia di averla sentita fare commenti sinistri al funerale.

Adoro Carla e Thane come personaggi e ancora di più come coppia. Battibeccano, ma le loro azioni e le piccole sfumature dimostrano che nutrono un profondo rispetto e amore reciproco. Formano una coppia di poliziotti che indaga casi misteriosi per conto della corona: Carla con le sue vaste conoscenze di magia ed erboristeria è la mente, Thane il braccio. Vederli interagire è una gioia assoluta e non riesco a pensare a una migliore coppia litigarella.

Sfortunatamente la serie non va oltre il secondo volume, privandomi della gioia di vederli sposati e la piena risoluzione del trauma di Carla. Non è però colpa dei personaggi.

 

La terza coppia, per quanto mi riguarda, stra-vince nella categoria degli enemies to lovers. Il cliché dei nemici con un profondo rispetto e stima reciproca che vorrebbero essere amici, ma combattono su fronti opposti quindi uno dei due è destinato a soccombere per mano dell’altro, mi prende spesso e volentieri. Sto sempre lì a sperare che all’ultimo intervenga qualcosa che li spinga a combattere dalla stessa parte anziché ammazzarsi … e la serie The Hero and the Sage reincarnated and engaged sembra nata in risposta alle mie preghiere.

 

Raid è l’eroe di guerra di un impero che necessita di invadere terre straniere per sopravvivere, mentre Eluria è un’elfa capace di magie colossali che combatte per salvare il suo principato dalle mire del suddetto impero. Raid ed Eluria si scontrano infinite volte sul campo di battaglia per anni e anni, finché Eluria non muore improvvisamente, spezzando il cuore a Raid. Quest’ultimo, ormai anziano, si alza e corre al funerale, moribondo per i colpi ricevuti dai soldati nemici. Allo stremo, sussurra al cadavere i suoi omaggi e i rimpianti per non averla potuta amare apertamente. Si reincarna secoli e secoli dopo in un’altra nazione con tutti i suoi ricordi e forza disumana. Si è adattato alla vita nei campi dove vive, ma di colpo viene avvicinato da una nobile: è Eluria, reincarnatasi in un’umana. L’aveva cercato per anni nella speranza di ritrovarlo e scoprire come sia stato possibile reincarnarsi. Era una teoria magica, ma metterla in pratica era impossibile. Chi e perché li ha spediti lì dopo la morte?

Balle, in realtà il motivo più urgente per cui voleva rintracciarlo è un altro: stabilire una volta per tutte chi è il più forte tra loro due. Però sarà impossibile senza prima allenarsi e passare del tempo insieme, ragion per cui Eluria spinge perché si fidanzino.

Sfonda una porta aperta. E Raid sfonda un quarto della residenza nobiliare di lei – per colpa del padre di Eluria, che aveva avuto la brillantissima idea di chiedergli di colpire a piena forza.

Eluria è diventata la fondatrice della magia-scienza che ha praticamente dato un nuovo volto al pianeta. È probabilmente la maga più potente della serie, ma per tutto ciò che non è magia, è una frana. È imbranata, timidissima con gli estranei, insicura e ha letteralmente bisogno di un badante che si assicuri che lei sia sveglia e non salti i pasti.

Raid, invece, è molto più bravo col buonsenso e le interazioni sociali – al punto da farsi benvolere dal 98% delle persone che incontra, compresi i nobili dell’accademia. È quasi impossibile metterlo in difficoltà, ma per quanto riguarda la magia è una storia diversa, visto che non è in grado di usarla e può rompere qualsiasi oggetto magico solo toccandolo.

Ciascuno compensa i punti deboli dell’altro, ma per quanto riguarda la vita da civili in tempo da pace, appuntamenti e cose simili sono entrambi inesperti. Consumeranno il loro amore solo quando avranno stabilito chi è il più forte – e dubito possano riuscirci senza distruggere un paio di continenti.

Non ci sono momenti cringe – a parte, purtroppo del fanservice inutile – ma la cosa più bella è che il lettore non dubita affatto che il loro amore sia ricambiato, profondo e sincero. La domanda è quando e come meneranno le mani – entrambi sono forti quanto bombe nucleari ambulanti. Adoro la loro dinamica: dolce, ma tutt’altro che innocua. Apprezzo anche il fatto che la componente rosa NON vada a discapito della caratterizzazione di nessuno, né tantomeno della trama mystery-magica o del mondo.

 

Detto ciò, non tutte le persone reali e personaggi di finzione necessitano di stare in coppia per brillare. Il primo esempio in tal caso è Yuna, protagonista di Kuma kuma kuma bear. Sbalzata dal Giappone odierno in un mondo fanta-medievale simil-RPG, riceve una magica tuta pucciosa da orso dalla divinità che l’ha teletrasportata lì. Prima di finire in questo altro pianeta viveva da hikikomori, senza mai lasciare il lussuoso appartamento che poteva permettersi grazie al suo lavoro sui software di programmazione. È una patita di videogiochi, ed è anche grazie a questa forma mentis ed esperienza che trova il coraggio e l’astuzia necessari per battere i mostri che incontra di volta in volta.

È generosa e attenta alle persone che ha accanto, ma non esita a pestare chi se lo merita e a rifiutare l’aiuto se l’altra persona è nel torto o non la convince – salvo tornare sui suoi passi se la persona in questione ammette di essere in errore, o viene fuori che era tutto un equivoco. È uno spirito libero, ma senza l’arroganza e il menefreghismo gretto di alcuni personaggi che si auto-definiscono tali.

Un esempio? Sconfigge un’armata di mostri che era in marcia per la capitale del regno senza che nessuno gliel’avesse chiesto. Quando viene fuori che era colpa di un mago cattivo che ce l’aveva col re, quest’ultimo le è grato e vorrebbe coprirla d’oro e renderla famosa, ma Yuna rifiuta. Più fama significherebbe più responsabilità. Il re ha il buonsenso di non prendersela e offrirle qualcosa che Yuna trova più utile: una casa nella capitale e un lasciapassare diplomatico utile se mai dovesse finire nei guai.

È bello anche assistere alla sua evoluzione: spinta dalle circostanze, impara in fretta a uscire dalla timidezza e stringere rapporti con altre persone. Il suo aprirsi, seppure prudente e graduale, e i suoi gesti di generosità scaldano il cuore di chi legge. Anche le scene d’azione sono una gioia.

Nella stragrande maggioranza dei casi i quindicenni nella fiction sono o fidanzati o smaniano per diventarlo/divertirsi, ma non Yuna. Le faccende amorose non la interessano, non riesce a immaginarsi fidanzata e men che meno sposata a nessuno. Può contare sui suoi orsi magici – che si comportano come cani fedeli – e sulla rete di amicizie e appoggi che incontra lungo la strada e che si espande a ogni libro. Le basta, ne è felice e grata e gli altri personaggi ricambiano. Vive in modo spensierato avventura per avventura, unendo gli aspetti migliori della giovinezza (voglia di esplorare e andare all’avventura, aspetti simboleggiati e incarnati dalla tuta) e una robusta dose di buonsenso e maturità (Yuna sa ragionare, a volte vince grazie a questo, e se si rende conto di non essere competente su qualcosa ricorre ad altri che lo sono). Pur avendo più del doppio della sua età mi ritrovo molto in lei.

Nessuno dovrebbe essere spinto a fidanzarsi/buttarsi in vicende amorose se si sente a disagio, ed è un’ovvietà che purtroppo tantissimi autori, autrici e altre persone dimenticano. Sarebbe bello leggere una storia dove la protagonista, invece di soccombere alla sindrome di Stoccolma o imparare una supposta lezione sull’amore contro la sua volontà, è nella posizione di dire no e restare single per tutta la vita, o finché non si sente sicura al 1000%. O dove l’amore non sottrae spazio a cose più interessanti e urgenti.

Kuma bear è quella storia. La adoro, e se l’avessi incontrata quando ero in target l’avrei adorata anche di più. L’assenza di protagoniste femminili come lei in cui potermi rispecchiare è stato uno dei motivi principali per cui ho mollato i fantasy occidentali durante la mia adolescenza. Ognuno ha tempi diversi, e non è detto che si debba per forza finire sposati, l’importante è fare ciò che si ama e dà senso alla propria vita.

 

Concorderebbe con questo anche John Ouzos, protagonista di The dorky NPC mercenary knows his place. Nonostante la vita gli abbia rovesciato addosso non pochi casini, invece di diventare un villain o un eroe ha scelto la via più ragionevole di fare spallucce e del suo meglio per aiutare a pagare il debito ingiustamente addossato al padre. Lavora come mercenario spaziale – in un contesto in cui questo mestiere ben pagato non comporta carneficine. A differenza di molti suoi colleghi, John è prudente, grassoccio e disinteressato alla competizione, sia essa amorosa o lavorativa. Non vuole avanzare di grado pur essendo un pilota molto capace perché ciò significherebbe avere meno libertà, non poter più rifiutare le missioni e subire il bullismo continuo dei superiori (che già ora, di tanto in tanto, passano a rompere le balle). Altri personaggi lo criticano per questa sua mancanza di ambizione, dimenticando l’ovvio: l’unica persona a cui dovrebbe importare se John avanza di grado o meno e deciderlo è John stesso.

La società e la narrativa tendono a idealizzare gli individui ambiziosi, ma è altrettanto vero che non tutti lo sono per natura o devono diventarlo. In assenza di motivazioni come mancanza di denaro o la fine del mondo, se l’ambizione implica cose per cui non si è pronti e troppe più rogne di quanto si possa umanamente sopportare, chi ce lo fa fare?

L’amore non dovrebbe essere una competizione all’ultimo sangue col resto dell’umanità per piantare una bandiera su una persona bella e poter gridare “è mia/o!” a ogni occasione sociale. John ha presente questa verità, a differenza di altri personaggi secondari. John è grassoccio e preferisce evitare le belle donne non perché non ne sia attratto, ma perché è molto più attratto dall’idea di evitare guai. È cosciente del fatto che una donna bellissima accanto a un uomo che non lo è attira su entrambi critiche, bullismo e una competizione ancora più feroce. Un’altra valida ragione per cui è single è che basta a sé stesso: la sua vita è relativamente tranquilla, ma non vuota. Anche se di tanto in tanto compaiono scocciatori, ha amici e appoggi a cui potersi rivolgere e decisamente più azione di quanto preferirebbe.

Lui che entra nella gilda dei mercenari a cercare la missione meno pericolosa a disposizione è un mood. Farei la stessa cosa; belli i soldi e la fama, ma restare vivi lo è di più. Più volte è questa combinazione di prudenza, istinto e conoscenza profonda del suo ambiente a salvargli la pelle e la situazione. A tratti mi ricorda Yang di Legend of the galactic heroes.

Quando va a salvare una bella collega in difficoltà, non chiede ricompense ed è quasi infastidito dal ringraziamento di lei. La trova bella, ma non ha intenzione di mettersi con lei o chiederle nulla in cambio – non aiuta l’atteggiamento di lei di prenderlo a male parole per la sua mancanza di ambizione. Al termine del primo volume parlano da persone mature, John le spiega il suo punto di vista e si separano. Niente relazioni forzate, urla o abusi psico-fisici fatti passare come gag. Non è poco.

La prudenza, l’anelito a una vita tranquilla, il rimboccarsi le maniche davanti alle disgrazie, il preferire le piccole gioie e gli hobby nerd rendono John un protagonista molto umano e credibile, nonché uno dei miei preferiti.

Il fatto che io mi identifichi tantissimo in lui e protagonisti maschili consimili, mentre le girlboss ultra-perfette e le protagoniste del rosa medio mi sono più aliene dei vulcaniani mi preoccupa un po’.

La storia è appena cominciata, ma sarei estremamente sorpresa se finisse fidanzato. Il suo essere single è una parte cruciale del suo personaggio e del suo essere un anti-protagonista (si auto-definisce un NPC e ha una forte avversione al pericolo, la fama e le relazioni sociali). È bello vedere un protagonista la cui introversione non è trattata come una malattia o un ostacolo di cui sbarazzarsi nel glorioso cammino verso la vittoria; fa parte di lui. Oserei dire che John è vicino al pensiero degli “uomini-erbivori”, giovani giapponesi allergici alla competizione amorosa e lavorativa che vanno in cerca di una vita semplice da single lontano dallo stress e ingiustizie della vita da ufficio.

Non credo abbiano torto.

 

Il terzo personaggio di cui volevo parlarvi è Werner, protagonista di Reincarnated as the hero’s friend, running the kingdom behind the scenes. Reincarnatosi come personaggio secondario in un RPG vecchia scuola a cui aveva giocato anni fa, non può permettersi di pensare alle questioni di cuore. A meno che lui non riesca a cambiare la trama, morirà bruciato assieme alla sua famiglia, i reali e l’intera capitale durante una guerra contro i demoni. Il mondo in cui vive si differenza da altri pseudo-medioevo simili perché è molto curato nei dettagli; Werner informa il lettore sulle varie usanze, le formalità a cui sono tenuti i nobili, i gradi militari … e le ragioni dietro alle meccaniche degli RPG.

È molto attento a ciò che ha intorno, se non ha abbastanza informazioni manda gente a procurarsele, è prudente, ma se è necessario non esita a entrare in azione in prima persona. Non è affatto un codardo, ha una cultura vasta che gli viene utile in più di un’occasione e ha un carattere molto serio.

La sua amicizia con Mazel, l’eroe della storia, nasce per caso e contrasta coi suoi piani iniziali di sventare il disastro senza attirare attenzione su di sé. Il sentimento diventa ben presto sincero e profondo; la stima reciproca è tale e tanta che ciascuno dei due è ispirato dall’esempio dell’altro a dare il meglio di sé. Mazel diventa più forte più in fretta rispetto alla trama originale e Werner si affanna per sventare quanti più disastri possibili e capire quale fosse l’intento dei demoni, rimasto inspiegato nel gioco.

A differenza di altri protagonisti/e in simili situazioni, Werner si rende perfettamente conto che le questioni di cuore sono l’ultima delle priorità. E l’autore gli dà ragione, anziché forzare delle sottotrame rosa che avrebbero poco o nessun senso – un’arte che purtroppo non tutti gli scrittori possiedono.

 

E voi? Quali sono le vostre coppie e personaggi single preferiti? Sono curiosa!

 

 

 

 

 

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