Il gennaio del 2025 è stato un mese fantastico dal punto di vista delle letture! Una successione di gioie interrotta da pochissime eccezioni
Il libro con cui ho iniziato l’anno è stato il 18° volume del manga Shangri-la Frontier. È una serie che adoro che parla delle avventure videoludiche di un liceale che vive in un futuro prossimo. Detto così non sembra nulla di speciale, ed è vero che il pubblico previsto è di amanti dei videogiochi, ma contiene pur sempre temi universali: la sete d’avventura, il desiderio di primeggiare, l’amicizia, trovare un giusto equilibrio tra il lavoro/la facciata pubblica e il proprio tempo libero e molto altro. Il focus principale NON è su come funzioni questa società tecnologicamente avanzata, ma quando arrivano ulteriori informazioni in merito, come accade questo volume, è sempre una gioia e una sorpresa.
L’idea di un videogioco capace di far provare dolore sembra una pacchia per i torturatori, più che una feature che un qualunque giocatore mentalmente sano vorrebbe. Ci credo che l’hanno vietata legalmente non appena il vasto pubblico ne è venuto a conoscenza.
Lo stile del disegno, il mondo, la cura nella scrittura, comportamento e dialogo dei personaggi, le interazioni e le dinamiche fra loro, il dettaglio del furto dei dati e delle sponsorizzazioni che arrivano a casa del protagonista (bravo quanto un professionista pagato)… sono tutti punti di forza che ho adorato. Suonano credibili, e il fatto che questo volume si chiuda proprio mentre il protagonista e il suo dream team si apprestano a combattere un boss potente preannunciato un sacco di capitoli fa, non ha fatto altro che fomentare la mia impazienza per il 19° volume.
Le letture di questo mese che non erano cattive, ma nemmeno così belle da risultare memorabili e meritevoli di prosecuzione sono state pochissime. La prima è stata il secondo libro dell’anno, Before the tutorial starts: a few things I can do to keep the bosses alive.
I due unici punti di forza sono il prologo (brevissimo, va subito al punto e ti fa provare un sacco di empatia per il protagonista) e il concept: salvare persone dal fato crudele che le attende se nessuno romperà lo script del videogioco (ora un mondo reale) in cui si trovano. Compreso il protagonista stesso.
È un tropo che, da lettrice che sta male se le muoiono i personaggi amati, apprezzo tantissimo. Se l’autore lo usa assieme a un mondo interessante e ben realizzato, personaggi intriganti e una trama decente, il gioco è fatto.
Sfortunatamente questi altri elementi mancano.
Il mondo magico attorno a loro non ha nulla che lo faccia spiccare in modo particolare e lo stesso vale per i personaggi. Il meno sopportabile è proprio il protagonista: si parla troppo addosso e si compiange per la sua debolezza e codardia dieci volte per riga. Capisco essere spaventati, deboli e cercare di restare vivi in situazioni difficili, ma non puoi ripetere che te la caghi sotto duecento volte per pagina e pretendere che pianga ogni volta. Ho capito. Pur comprendendo la sua motivazione, il suo dialogo (sia interiore che esteriore) è cringe e le sue azioni attraversano troppo spesso le vaste lande dell’imbecillità per riuscire a prenderlo sul serio e non fare un facepalm almeno due volte per capitolo. Le scene di combattimento sono tutto meno che interessanti o sensate e ho dovuto saltare interi paragrafi per non impazzire.
Bello il concept, ma l’esecuzione ha lasciato troppo a desiderare.
Il 3° volume di Reincarnated into a game as the Hero’s friend ha invece pienamente soddisfatto e a tratti superato le aspettative! È proprio come mi ricordavo: ricco di azione, pathos e spiegoni che danno senso e vita a un mondo pieno zeppo di insidie e mostri. Ci sono anche misteri intriganti, strategia miliare, richiamo a statisti e persone realmente esistenti e carneficine (abbozzate e dove non muore nessuno dei personaggi principali, che per me va benissimo). Non mancano esempi di coraggio, astuzia e un’amicizia toccante.
Ora che l’emergenza sembra passata, quale sarà il segreto delle gemme oscure trovate addosso ai demoni? Perché questi ultimi non volevano ammazzare la principessa pur avendone l’occasione? Qual è il loro vero intento?
I romanzi di questa serie sono abbastanza corposi, infatti non mi aspettavo di finirlo in una sola sessione di lettura, invece ci sono riuscita grazie ai tempi di attesa del viaggio di andata a Gran Canaria.
Grazie che hai retto, batteria dell’IPad.
L’8° volume della serie Hellmode mi è piaciuto meno rispetto ad alcuni suoi precedenti, ma è stata comunque una lettura gradevole. Il cast è molto grande e ci ho messo un po’ (non troppo, per fortuna) a ricordarmi chi era chi, cosa stava facendo e perché. Succede, quando i personaggi sono tanti e passano interi mesi tra un libro e l’altro. Gli unici altri problemi che ho avuto sono stati un personale disinteresse per Shia (un personaggio femminile ben scritto, io stessa non ho capito perché non mi importasse di lei) e un problema che si è auto-risolto con troppa facilità.
Per il resto, i segreti svelati sui demoni e il loro capo, le battaglie intensissime, la politica, il mondo celeste popolato dagli dei che ha pure quello i suoi casini, e la scena dell’assunzione del cielo dell’equivalente del loro “Papa” mi hanno tenuta incollata alle pagine. Qualità top.
Se solo il prossimo volume uscisse prima di marzo…
La trama vede un giocatore che ama le sfide catapultato in un mondo che funziona come un gioco di ruolo dove la difficoltà è altissima. Uscirne vivo e guidare l’umanità alla vittoria contro i demoni intenzionati ad ammazzarli tutti non sarà facile, ma lui non è tipo da tirarsi indietro.
A seguire, ho letto il 12° volume di She professed herself pupil of the wise man. Se solo non fosse per il fanservice di bassissima qualità che infesta il 10% delle pagine, consiglierei questo fantasy senza remore. Così com’è, il fanservice è una fonte di disturbo che non aggiunge niente di sostanza (o buono) alla storia.
La trama? Un videogiocatore si ritrova catapultato nel mondo del videogioco che conosce nei panni dell’avatar femminile che stava abbozzando per noia – anziché quello alla Gandalf per cui era conosciuto. Ritrovati quasi tutti gli amici necessari per proteggere la loro nazione della guerra che si sta (seppure lentamente) avvicinando, continua le sue avventure in giro per il continente.
È un volume relativamente tranquillo senza grosse scene d’azione, ma ci sono comunque rivelazioni interessanti e spunti di riflessione. Ritornano anche: il lusso, la spruzzatina di food porn, specificazioni su come funzionino la magia, la Storia e i vari sistemi giudiziari, nonché il toccante legame di amicizia tra la protagonista e le sue evocazioni.
Il 2° volume di Lout of count’s family, per quanto gradevole, mi ha suscitato pensieri contrastanti. Da un lato ho letteralmente finito gli highlights perché le cose curiose, spiritose e ben fatte (battute di dialogo, descrizioni di personaggi e sfumature varie) erano troppe e troppo belle, dall’altro l’hype che avevo provato per mesi è svanito di colpo. Non hanno aiutato il procedere lento e a scatti della storia e una certa “freddezza” nella descrizione, che a tratti non aiuta a capire cosa succede, o perché la tale azione del protagonista NON è stupida come sembra.
La trama vede un avido lettore di fantasy proiettato nel mondo della storia nei panni di un antagonista secondario. Riuscirà a salvarsi la pelle e fare altrettanto per altra gente prima che scoppi l’equivalente magico di una guerra mondiale?
Ho qualche riserva, ma continuerò la serie.
Dopo queste serie d’azione ho sentito un forte bisogno di un libro più tranquillo, così ho letto The too perfect saint: tossed aside by my fiancé and sold to another kingdom. Storia di una giovane dagli enormi poteri di guarigione che viene scaricata dal principe suo fidanzato e svenduta a una nazione vicina la cui sua omologa è morta di recente. La sua nuova casa è piena di persone che la prendono a cuore e apprezzano i suoi sforzi. C’è solo da risolvere il problema dell’imminente resurrezione del re demone con conseguente infestazione di mostri.
C’è in mezzo un po’ di azione, intrighi politici e uno dei cattivi più bastardi del mese – ovviamente l’ex. Che, per quanto fastidioso e malvagio, ha il grande merito di non occupare più spazio di quanto strettamente necessario e di non farsi odiare nemmeno la millesima parte rispetto a Clarke e altri pessimi principi che avuto il dispiacere di leggere.
I personaggi non sono esattamente pozzi di profondità, ma sono comunque gradevoli e ben riusciti – alcuni più di altri, ovviamente. Va anche detto che se compare qualcuno che mi ricorda Reinhard von Lohengramm senza essere scritto coi piedi è un grosso punto a favore del romanzo. Se leggerò il 2° volume sarà solo per la speranza di vederlo trovare l’amore e riprendersi dal lutto per la fidanzata morta.
Il rapporto di profonda amicizia e stima tra la protagonista e la sorella e i due principi – nonostante le differenze – è toccante e molto umano. Alcuni tocchi e retroscena sono carini e interessanti, ma il fatto che tutti odiassero la protagonista a casa è caricato giusto un po’ troppo per i miei gusti.
Una lettura carina e pucciosa, ma solo a patto di non avere aspettative astronomiche. Non escludo di proseguire la serie.
Since I was abandoned after reincarnating, I will cook with my fluffy friends è una serie rosa che seguo ormai da anni e mi ha regalato enormi soddisfazioni. Ci sono fuffa, gioia, tranquillità, ma anche quelle dosi giuste di magia, misteri e intrighi capaci di aggiungere spessore alla narrazione senza trasformarla in un festival dell’angoscia – dote che purtroppo non si può dare per scontata. L’ottima caratterizzazione dei personaggi è sempre stato un punto a favore.
Questo 6° libro ha gli stessi punti di forza dei precedenti, ma non ho potuto fare a meno di pensare che l’autore abbia leggermente pisciato fuori dal vaso.
Mi aspettavo la fuffa, la magia, gli animali carini e degli intrighi, ma NON possessioni di fantasmi millenari che fanno il lavaggio del cervello ai vivi e trip mentali fuori e dentro il multiverso.
Ho avuto risposta a molte domande che mi trascinavo dal primo volume, ma alcune soluzioni mi sembrano pescate fuori dal nulla.
Mi ero fatta un’idea sbagliata sulla vera identità e intenzioni dell’imperatore loro (quasi) vicino e non posso fare a meno di pensare che la mia teoria era più sensata della verità.
Il trip mi ha destabilizzata, ma anche toccata perché finalmente la protagonista ha potuto congedarsi dal suo amato cane morto. Ché poi, capisco amare gli animali, ma nemmeno un pensiero le va alla sua famiglia umana? Mica la odiavano!
Va anche detto che parte delle mie perplessità deriva dalla mia sensibilità e credenze: trovo l’idea di reincarnarsi all’infinito in infiniti mondi ogni volta scordandosi tutto destabilizzante. Lo è anche il momento in cui la protagonista diventa una divinità ultra-potente a casissimo, per poi rinunciare subito ai super-giga-poteri e tornare umana a vivere nel suo (nuovo) mondo di magia.
Vorrei dedicare un intero articolo alle mie perplessità, ma direi che questi paragrafi bastano. Ignoro se questo volume sarà l’ultimo della serie, se così fosse mi dico soddisfatta. In caso contrario, il 7° dovrà contenersi nella tazza per finire al meglio.
Il miglior libro del mese è stato senza dubbio il 2° volume di The dorky NPC mercenary knows his place. Continuo ad amare John, l’(anti)protagonista. Grassoccio, competente e intelligente, fa il suo lavoro e del suo meglio per stare fuori dai guai, cosa non facile se fai il mercenario spaziale e sei circondato da idioti e nobili ancora più idioti.
Adoro i rapidi ritratti dei personaggi; anche se non tutti occupano lo stesso spazio nella storia, contribuiscono molto a dare l’idea che questa galassia è abitata da persone complesse e diverse l’una dall’altra. Scusate se è poco, ma ho visto fin troppi autori incapaci di fare questa cosa. Suona anche verosimile che non tutti i nobili siano pessime persone. Molti lo sono, ma altri non esitano a guidare le truppe di persona e arruolare e premiare i loro sottoposti in base ai meriti e non le origini.
Ho persino finito gli highlights a furia di sottolineare le battute argute e i particolari che mi colpivano.
L’unico lato negativo è che il tema delle persone che maltrattano il protagonista perché è meno bello e in forma rispetto ai colleghi è leggermente troppo caricato, ma non al punto da suonare (del tutto) inverosimile.
Da donna, è ovvio che vedo un uomo medio accanto a un modello dell’Abercrombie è il secondo a restarmi più impresso alla prima occhiata, e non ci vuole un master in psicologia per immaginare che vale la stessa cosa per un uomo che vede una donna media in tuta accanto a una modella in lingerie.
Ad alcune domanda è stata data risposta, ad altre no, e intanto mi ci vorrà tutta la mia poca pazienza per aspettare il 3° volume che uscirà a marzo.
Sword saint Adel’s second chance è un fantasy che adoro, ma ha lo stesso problema di Pupil of the wise man: fanservice in dosi abbastanza alte da impedirmi di ignorarlo e mettermi a disagio, ma non così alte da disgustarmi e indurmi ad abbandonare la serie. In più di un punto ho alzato gli occhi e mi è sorta la fatidica domanda “ma cosa c***o sto leggendo?!”
In altri è stato bello riunirsi ai personaggi e vederli combattere un terribile nemico. Il finale è stato dolceamaro e mi ha colta di sorpresa – visto che gli altri volumi erano finiti tutti lietamente. Dei due colpi di scena, uno mi ha colto alla sprovvista e l’ho adorato, l’altro pure ma è stato devastante.
Per il resto continuano a esseri azione, momenti pucciosi e di relax e rivelazioni varie. Dopo 3 volumi (compreso questo) il mondo continua a essere un posto misterioso pieno di cose intriganti da scoprire – ma non ci vivrei.
Resta che, a differenza di Mel, se in passato fossi stata impossessata da un fantasma per indurmi a obbedire a qualcuno che odio, a emergenza passata NON ci diventerei un’amica disposta a farmici impossessare ogni due per tre pur di avere un boost in battaglia. Piuttosto cambierei lavoro e andrei a fare la bibliotecaria o qualcosa del genere.
Sarei una pessima protagonista, l’azione non partirebbe.
Dopo il finale di quel libro, mi è sorta la voglia prepotente di qualcosa di puccioso senza brutte sorprese e sapevo che il 20° volume di Kuma Kuma Kuma bear non mi avrebbe deluso. Niente drammi, tanto slice of life, felicità in cose piccole quotidiane e semplici, nonché personaggi che si occupano delle conseguenze a lungo termine della sconfitta del bestio gigante nel 19°. Il mondo narrativo non è tra i più originali di sempre, ma è pieno di dettagli che lo fanno sembrare vivo, plausibile e una gioia da scoprire.
Il dialogo e il tipo di comicità mi piacciono un sacco e nonostante abbia più del doppio dei suoi anni, mi ritrovo molto nella protagonista Yuna.
Mi sono proprio gustata questo libro.
Se cercate un buon mix di pucciosità, azione e amicizia, vi stra-consiglio questa serie: ho visto che il manga è arrivato in Italia e anche i disegni sono carini.
Magical girl incident è un manga, nonché una delle letture più brutte del mese. Lo stile del disegno e la storia non sono male, ma nemmeno così straordinari e memorabili da indurmi a proseguire oltre il 1° volume (sui 3 totali e conclusivi).
Il protagonista lavora in ufficio ed è trattato da schiavo, ma ogni tanto ricorda ancora il suo desiderio infantile di diventare un eroe. Tale sogno sembra realizzarsi quando, di punto in bianco, si trasforma in una ragazzina con grande forza, resistenza e poteri magici. Seguono vari casini mentre mostri a caso compaiono in giro per la città, istigati da una misteriosa ragazza che trae potere dalle emozioni negative.
Il tema di voler essere eroi, l’amarezza dei sogni irrealizzati e l’impazienza sono temi universali, ma la loro realizzazione qui è… blanda. Il protagonista non è una persona, bensì un avatar per trattare vari temi; narrativamente è così, ma se il lettore lo vede alla prima occhiata non è un buon segno.
Il senso dell’umorismo non ha sempre funzionato: certe e battute e situazioni mi hanno creato disagio anziché voglia di ridere. Non aiuta che la cultura da ufficio sia un tema che personalmente non mi interessa granché – qualche tocco va bene, ma se più di metà della storia verte su questo, mollo tutto e buonanotte ai suonatori. È anche per evadere che la gente legge fantasy, no?
Magical girls inc è un manga che ha alcuni ingredienti simili a questo, ma tratta i temi in maniera più fresca e coinvolgente, la caratterizzazione è molto migliore, c’è più azione e si segue molto meglio. E non mi ha quasi mai messa a disagio.
L’ultima lettura del mese è stato un altro libro fantasy tranquillo, perfetto per rifarmi la bocca dal penultimo: il 5° volume di Expedition cooking with the Enoch Royal Knights. Se cercate una storia che tratta dell’inizio dell’età adulta ma senza grossi drammi, con in mezzo avventure, amicizia e un tocco generoso di fantasy, con questa serie andate a colpo sicuro. La protagonista è un’elfa diciottenne che abbandona il suo villaggio per cercare un lavoro presso la capitale del regno, onde poter sostenere la famiglia. Lo trova come medico presso un battaglione di cavalieri un po’ particolari – tra loro trova anche l’amore, ma dopo 5 libri ancora deve capirlo. Tra lei e Zara fioccano letteralmente i cuoricini, ma proprio non ci arriva. Non aiuta che lei adora cucinare e mangiare e la seconda cosa è amata da tutto (anzi, qualsiasi) il pianeta.
Questo volume contiene azione, sorprese ed elementi di continuità coi precedenti, ma senza grandi scosse o drammi – proprio quello che cercavo.
Il mondo mi suscita molte domande: è un fanta-medioevo, ma è pieno zeppo di piccole cose ed invenzioni che sulla Terra non sono comparse prima dell’Ottocento e Novecento. Hanno avuto una qualche forma di industrializzazione, magari basata sulle pietre magiche e l’utilizzo di risorse da vari mostri?
Una lettura leggera e gradevole.
Per fortuna che a leggere il food porn non si ingrassa, o non passerei dalle porte.
Se solo tutti i mesi di lettura fossero così!
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