Odiare personaggi è sempre sbagliato? Credevo di sì, ma mi sono resa conto che la questione è più complessa di quanto sembri. Parliamone
L’acrimonia verso certi personaggi può scatenare conseguenze negative come l’abbandono rabbioso di una storia che magari all’inizio era piaciuta, controversie accesissime tra fan e persino minacce di morte e atti violenti.
Tutto questo per colpa di qualcuno che non è nemmeno reale. Sciocco, vero? Quindi odiare personaggi è un sintomo di grave immaturità.
Questo è stato il mio pensiero per anni, finché non mi sono accadute due cose:
1-Mi sono messa davanti allo specchio
2- Un video di Youtube sulla scrittura, pur ammettendo che il fenomeno poteva assumere risvolti negativi, ne parlava come un fatto naturale e anche positivo.
Ho scoperto l’acqua calda: se alcune storie beneficiano di un villain moralmente grigio, altre necessitano che il fruitore detesti il cattivo. Ma fino a che punto? E cosa succede se a essere odiato non è il cattivo, ma il protagonista o un personaggio di contorno? Quando e come odiare personaggi diventa un problema?
La prima cosa da tenere in conto è che ogni storia è differente: non tutte necessitano di un cattivone irredimibile, ma altre assolutamente sì. Un cattivo che sia moralmente tale, nonché una minaccia, terrà gli spettatori/lettori incollati alle sedie con una semplice domanda: come farà il/la protagonista a trionfare contro un avversario così forte e/o astuto?
Cattivoni come Crudelia De Mon, Scar o Malefica sono ben scritti, ma lo spettatore non li giustifica e non desidera affatto che vincano (e se è di giovane età ne avrà molta paura). È il fenomeno dell’amare-odiare, un fattore che rende memorabili le storie e ne rende gradevole la fruizione.
Ci sono anche personaggi che partono odiati/temuti dal protagonista e dal lettore, per poi avere un’evoluzione personale e passare dalla parte del bene, come Draco Malfoy o Zuko. Può anche capitare a personaggi secondari all’inizio ritenuti fastidiosi o inutili; se lo scrittore lavora bene, questi personaggi diventeranno amati.
Ci sono anche cattivi con tratti così odiosi e fastidiosi che vederli sconfitti scatena una profonda gioia nei fan della storia.
Nessuno di questi casi è problematico. Nella mia esperienza, il problema nasce se si verifica una di queste condizioni:
- Il personaggio odiato non è stato scritto per essere odiato
- L’odio per il personaggio è troppo forte
- Uno o più fruitori della storia perdono il senso del limite
Odiare un cattivo è solitamente un ottimo segno, ma se il buono o un altro personaggio è così mal scritto o fastidioso da suscitare il profondissimo desiderio che si becchi un treno in faccia, le cose cambiano.
Dove trovi la forza e voglia di seguire una storia se aborri il/la protagonista e uno o più dei personaggi principali?
Dal momento che la voglia di veder vincere il protagonista è uno dei motori principali della storia, è come se la storia si fermasse appena uscita dal garage come una macchina con problemi meccanici.
Uno scrittore può essere così immerso nell’idea della sua storia da non rendersi conto che non la sta affatto trasmettendo al meglio, o che parti di questa idea sono basate su assunti falsi. Questo scrittore può essere convinto di stare scrivendo un personaggio femminile forte e tosto in grado di ispirare le lettrici, ma queste ultime possono invece essere più oggettive, e riconoscere che questa protagonista è un’arrogante insopportabile, o compie veri e propri crimini di guerra mai trattati con la dovuta gravità.
Un esempio famoso per i nerd è il caso di Sakura in Naruto. In teoria è uno dei co-protagonisti, ma molti fan – a mio parere correttamente – fanno notare che non raggiunge mai la forza o rilevanza degli altri due, e che la sua cotta per Sasuke raggiunge livelli di ossessione insani. Eppure l’autore si è sorpreso dell’odio nei suoi confronti: aveva scritto Sakura in base alla sua idea di come le ragazze si approcciano all’amore. Un’idea fondata su assunti sbagliati e superficiali.
Un caso più recente è Marinette la protagonista di Ladybug. L’odio nei suoi confronti a volte assume forme eccessive, ma è oggettivamente vero che è meno interessante di altri personaggi, talora compie azioni criminali (o quantomeno discutibili) che rimangono senza conseguenze, e che solo i cattivi non cadono ai suoi piedi in adorazione.
A me è successo col protagonista di Eminence in shadow: è un mitomane che si crede un chissachi e che non riesco né a prendere sul serio, né a riderci sopra. Mi è solo fastidioso.
A volte l’odio per questo personaggio può essere così forte da indurre persino i fan più accaniti ad abbandonare una storia – soprattutto se il personaggio odiato diventa tale dopo un’azione che stona con la sua caratterizzazione precedente. È ovvio che se ti affezioni a un personaggio e lo segui per centinaia di pagine o minuti, ci resti piuttosto male se di punto in bianco diventa un bastardo.
Coff coff, Moon di Star contro le forze dal male. Partita come la regina madre della maga-teenager protagonista, partiva come una persona severa e distante. Proseguendo nella storia, arrivava a capire che la figlia non aveva tutti i torti e cercava di raggiungere un buon equilibrio tra la situazione complessiva, la tradizione e le rivendicazioni della figlia. Poi perde la memoria e gliela fanno ritrovare, ma il suo senso della misura, prudenza e intelligenza sono completamente spariti. Da allora in poi diventa una menefreghista che sta dietro a uno dei finali peggiori di sempre.
Come forse avrete intuito, è raro che a questo problema non si affianchi il secondo, ossia l’odio eccessivo.
E qua ho fin troppe esperienze personali di cui parlarvi – come, credo, chiunque consumi un buon numero di storie.
Se qualcuno in carne e ossa ti sta sulle scatole puoi sforzarti di essere civile, ma se capita con un personaggio finzionale, nel tuo tempo libero, in uno spazio immaginario dove ti aspetti avventure e non scocciature, le cose cambiano parecchio. La storia non è reale, ma i sentimenti negativi nati dalla pessima scrittura o da personaggi orribili, purtroppo sono reali.
Se l’odio è eccessivo, il rischio di abbandono di una storia schizza alle stelle. Ho mollato storie in cui odiavo troppo persino dei cattivi scritti (malissimo) per essere odiati.
È la differenza tra vedere una tempesta che si avvicina e avere una zanzara assetata di sangue che ti ronza intorno. La tempesta è pericolosa ma può affascinare sotto qualche punto di vista, mentre tutto ciò che fa la zanzara è riempirti di un odio feroce e dell’altrettanto feroce desiderio che muoia il prima possibile.
Se odi in questa maniera il cattivo già a pagina uno, ma ti rendi conto che la storia va avanti per centinaia e centinaia di pagine con questa zanzara bastarda in giro, sorge spontanea la domanda: “chi me lo fa fare? Riuscirei a proseguire e finire la storia se questo gran bastardo fa capolino continuamente?”
A meno che la storia non abbia altri aspetti positivi per bilanciare, è facile rispondere di no.
Crudelia de Mon è un personaggio negativo, ma sa come intrattenere il pubblico. Il cattivone iper bastardo scritto coi piedi che commette atti orrendi in modo continuo e caricaturale persino quando va in bagno per cagare è una storia diversa.
Figuriamoci se questo personaggio fastidioso è il protagonista o uno dei principali. Come fai a reggerlo? Dove e come trovi la forza per continuare la storia?
Ho mollato dei fantasy con un sacco di potenzialità per il mio odio eccessivo causato dalla pessima scrittura di uno dei personaggi principali.
The sorcerer’s receptionist aveva un mondo intrigante e pieno di potenzialità e una protagonista niente male. Peccato che il tizio con cui lo shippava l’autore avesse la personalità di un comodino e le sue interazioni fossero piacevoli come un’estrazione di carie da un dentista che ha appena finito l’anestetico. Parla pochissimo, è arrogante, è schifosamente ricco, lo ama tutto il pianeta meno la protagonista, lo ama persino la sua famiglia, è bello e in buona salute, vive in un posto che al confronto Versailles è uno sgabuzzino, è uscito con un triliardo di ragazze che venerano persino la sua ombra ma OH NO, povero tesoro, l’unica ragazza che lui ama non lo ricambia! Oh, che tragedia! Come farà a sopravvivere in questo mondo che è così crudele con lui??
L’autore trova costantemente modi per farlo rientrare nella vita della protagonista e io non posso reggerlo.
So che non bisognerebbe esagerare con la negatività, ma covavo l’idea per questo articolo da un sacco di tempo, e so che interessava ad alcuni – l’esperienza di odiare personaggi è piuttosto comune, del resto.
La negatività narrativa non deve esplodere, ma è normale provarla e se affrontata nel modo giusto può aiutare a crescere.
Ad esempio, da scrittrice, mi ha ricordato l’importanza dei feedback dei lettori: è bene ascoltarli e intervenire subito se ti rendi conto che stai dando l’idea sbagliata su un personaggio o un aspetto della trama.
E voi? Qual è il vostro personaggio più odiato? Sono curiosa!
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