skip to Main Content

Wrap-up dicembre 2024 parte 2

Eccovi la seconda parte del wrap-up di dicembre

 

Se le letture di questo mese sono state un otto volante di grandi emozioni e delusioni, nessun libro lo incarna meglio di Finding Avalon: the quest of a chaosbringer. È la storia di un giocatore che, ritrovatosi in panni del cattivo secondario di un gioco che conosce, non ha altra scelta che darsi disperatamente da fare per sventare tragedie future. A giudicare dalla copertina e la quarta, è una di quelle (infinite) storie d’azione e ascesa al potere sia fisico sia magico, sia sociale.

Contrariamente alle mie aspettative l’inizio è stato lento e ricchissimo di informazioni sul protagonista e il nuovo mondo in cui si trova. Per esempio, viene fuori che il personaggio da lui sostituito ha una famiglia che gli vuole bene ed è decentemente caratterizzata. Tutti questi approfondimenti scritti in modo scorrevole e intrigante hanno alzato le mie aspettative: chissà cosa succederà, ora che i pezzi così interessanti sono entrati in gioco!

Succede che la storia de-evolve in un noioso e lunghissimo grinding; il protagonista uccide mostri di basso livello per guadagnare punti esperienza e diventare più forte nel dungeon più noiosamente descritto di sempre. E come se non bastasse, vi si inseriscono atti di bullismo crescente caricato e cartoonesco ai danni di lui e della sua classe da parte delle classi superiori e più esperte – senza che uno solo degli insegnanti intervenga o si degni di chiamare la polizia quando addirittura ci muoiono delle persone.

E mi rendo conto che in Giappone il classismo potrebbe portare a cose simili, ma per la mia mentalità da italiana e gusti personali, risulta scarsamente credibile e gradevole come il gessetto sulla lavagna. Chiamatemi debole, ma le storie con bullismo caricato e ripetuto in crescendo per più del 10% dello spazio mi fanno passare la voglia.

Il protagonista resiste e tiene nascosto il suo effettivo potere, ora molto superiore ai compagni di classe: il suo obbiettivo è diventare più forte e sventare tragedie future senza esporsi troppo, lavorando più di cervello che di muscoli. Un obbiettivo ragionevole, che io stessa nutrirei al suo posto. Giunta a questo punto della storia, mi aspettavo che così sarebbe stato, invece alcuni membri di una gilda famosa lasciano a morire nel dungeon il protagonista e la sorellina e lui – dopo aver tirato fuori dal nulla trucchi ultra-potenti prima mai menzionati – riesce a prevalere sul mostro cattivo e giura vendetta.

Quindi sì, è una di quelle solite storie di vendetta, ascesa al potere e nascondimento dei propri poteri mentre letteralmente tutto il resto del mondo (in questo caso accademico) ti odia a morte. Non il mio genere preferito, ma se dovesse essere così per te che leggi, dai una chance a questa storia.

Che cosa sia l’Avalon citato nel titolo resta un mistero, è una parola che non compare mai nel testo.

Sono rimasta affezionata al protagonista, la sua famiglia e altri personaggi e mi dispiace salutarli, ma la parte del combattimento, esplorazione e bullismo mi ha fatto completamente passare la voglia. Nei prossimi volumi parte un torneo in cui letteralmente tutta la scuola si coalizza contro la classe del protagonista, e io non ce la posso fare.

 

Il tema degli artisti che usano le droghe come ispirazione è antico come il mondo, ma oggigiorno il più delle volte è un sospetto impossibile da provare, o completamente falso. Nel caso del manga di Black night parade sarà anche falso, ma il sospetto rimane. È un trip di acidi a tema natalizio, con un protagonista isterico che finisce rapito e assunto da un babbo natale oscuro, e inizia a lavorare per lui nel confezionare i regali da portare ai bambini cattivi.

Le trovate che compaiono nella storia sono creative, ma restano questo: trovate superficiali che non vengono indagate a fondo.

Succede la cosa soprannaturale X, il protagonista urla, corre e si piscpiange addosso, poi un personaggio gli fa notare la cosa Y che è o a propria volta una cosa soprannaturale che fa ricominciare il processo, o una cosa a caso che deraglia il discorso e l’attenzione del lettore. Lo schema è sempre lo stesso. Non è questione di lasciare domande senza risposta – ci sono storie e ambientazioni in cui è richiesto – ma di non capire proprio un tubo. Non aiuta che il protagonista è colpevole in maniera diretta o indiretta del 95% di quello che gli succede ed è un isterico senza speranza. Anche la persona più ansiosa del mondo, al vedere la trilionesima cosa di magia, prima o poi farebbe un profondo respiro e tenterebbe di abituarsi.

Sarò cinica, ma non posso fare a meno di pensare che un disoccupato delle nostre parti si abituerebbe con molta meno difficoltà a quel casino.

C’è un limite alle volte che posso vedere la stessa brutta faccia stupita prima che mi stufi. Non aiuta che lo stile del disegno non mi è piaciuto, lo trovo troppo spigoloso e scarabocchiato. Più che una storia, è una collezione di trovate/scenette a caso che si susseguono senza un filo logico.

Se apprezzate le narrazioni di questo tipo e/ le storie un po’ horror vi piacerà un sacco. In caso contrario, evitate.

 

Ho avuto paura: meditazioni e preghiere per affrontare momenti di difficoltà è un’antologia di brani a tema curata da una decina di autori diversi. Alcune di queste riflessioni sono banalissime e/o discutibili, ma altre (soprattutto dopo la metà) sono profonde e di ottima qualità, al punto da farmi piangere di commozione.

Nei libri di spiritualità, l’escatologia ben narrata e argomentata batte i commenti alla cronaca infinito a 0 – se ho voglia di cronaca coi relativi commenti, vado a leggermi la cronaca e i relativi commenti, non dei libri di spiritualità.

 

The countess is a coward no more! This reincarnated witch just wants a break non è stata una brutta lettura, ma nemmeno abbastanza bella da indurmi a continuare la serie. Una nobile iper codarda e bullizzata per tutta la sua vita recupera i ricordi di una vita precedente in cui era una potentissima strega. Usa queste conoscenze per usare la magia, vendicarsi e tentare di divorziare il marito, un mago occupatissimo col suo lavoro – che manco si era accorto del bullismo delle serve. Ovviamente, non appena lui si accorge che la moglie ha cambiato carattere e che quest’ultimo gli piace, non ha intenzione di divorziare.

I primi capitoli sono la parte migliore, frizzanti e spiritosi. Trovo interessante e giusto che la mentalità da vittima, sebbene comprensibile, sia considerata come un problema da affrontare e sconfiggere anziché come qualcosa in cui cullarsi finché non arriva il principe azzurro a fare il lavoro sporco. La protagonista stessa la deplora, rendendosi conto che è stata la causa indiretta di buona parte dei suoi problemi.

Questo NON la rende un asso della strategia.

Il resto, è pieno di fuffa e dei soliti cliché, nessuno dei quali brilla in modo particolare. Ci sono un paio di misteri, ma ricadono nei cliché di cui sopra e non mi hanno granché intrigata. Meh.

 

Il sesto volume di Because I, the true saint, was banished, that country is done for! Prosegue nella pucciosità assoluta e priva di drammi tipica di questa serie. Se sorge un problema, in quattro e quattr’otto viene risolto senza psicodrammi. A volte si prova il bisogno di “storie” del genere. Fatto rarissimo per un rosa, la protagonista ammette ad alta voce di ricambiare i sentimenti del co-protagonista e ne accetta la proposta di matrimonio SENZA triliardi di paturnie, bugie, rimandi, o che dal nulla piombi qualcosa a rovinare tutto. Pazzesco.

Resta in sospeso una domanda: cosa succederà al paese natale di lei – che l’ha esiliata ingiustamente? Si sa che cadrà, ma come, e riuscirà la protagonista a restarvi indifferente? Chissà.

 

Il secondo volume di The Hero and the Sage reincarnated and engaged ha risolto tutti i problemi che ho avuto col primo, facendomi innamorare definitivamente della serie. La parte rosa pucciosa è presente, ma occupa uno spazio giusto (e oserei dire necessario) rispetto a quelle d’azione, intrigo e mistero. Anziché togliere spazio alle parti più interessanti il rosa vi aggiunge qualcosa, regalando al lettore un pizzico di tranquillità dopo tanta azione/meeting strategici, o un po’ di sviluppo nella relazione tra i protagonisti.

Mi ha fatto ridere come i loro amici accettino la verità, ossia il fatto che i protagonisti sono ex-nemici reincarnati ora liberi di vivere la loro storia d’amore. È l’unica spiegazione per la loro forza insana.

Ci sono delle domande sorte nel primo volume a cui viene data una risposta, una su tutte perché il protagonista maschile abbia un tipo di magia così particolare, ma se ne creano altre.

I personaggi si comportano in modo maturo, coerente e/o toccante, nessuno è pazzo “a caso”, tranne due eccezioni – e purtroppo non è poco.

 

La pista magica e altri racconti è una raccolta di racconti di Kenneth Grahame, l’autore di Il vento tra i salici e Il drago riluttante vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento. Il suo stile (frasi lunghissime, aggettivi a valanga e ritmo lentissimo) appartiene veramente a un’altra epoca e mi ha reso difficile portare a termine la lettura. Detto ciò, questo libretto è tutt’altro che privo di magia e riesce a catturare molto meglio di altre opere a noi contemporanee lo spirito e l’immaginazione dell’infanzia. Ha qualcosa di universale e profondo, celato sotto tutta quella atroce lentezza (meno di 100 pagine, ma a tratti è come se ne avesse 1000). L’avevo comprato al Salone del libro SENZA leggere bene chi ne fosse l’autore e le mie aspettative su racconti brevi e dritti al punto pieni di magia sono state disattese grazie alla mia stupidità.

 

Sakamoto days è un manga umoristico molto celebre in Giappone, ma non mi ha colpita particolarmente. Non è brutto, ma resta un gag manga con poca sostanza molto simile ad altre opere che ho già letto (la premessa “assassino mafioso leggendario si innamora e appende la pistola al chiodo, ma i casini lo seguono anche nella sua nuova famiglia” ormai non è più nuovissima). Alcune scene sono molto fighe e ben disegnate e certe situazioni mi hanno fatta ridere, ma nel complesso non mi ha presa molto. Non proseguirò.

 

Non disperare! È un brevissimo saggio su un santo ortodosso sconosciuto in Italia. La sua vita, scritti ed esperienze sono ricche di spunti affascinanti e degni di maggiore attenzione, soprattutto il messaggio del titolo. Ho cercato invano una sua massima che avevo letto da qualche parte su come l’overthinking ostacoli non solo la salute mentale, ma anche la vita spirituale, ma è stato comunque un’ottima lettura sull’importanza dell’umiltà. Si fa presto a dire “umile” e chiamare in questo modo chiunque non se la tiri, ma c’è dietro una forza mentale (necessaria a non disperarsi) che non tutti possiedono. Un buon libro.

 

Il castello di Schönbrunn – guida al castello, lingua italiana è stato un buon modo per riviverne la visita, procurarmene bellissime foto a colori e, forse, l’ispirazione per una nuova storia. Alcune informazioni confliggono con quelle che mi aveva dato la guida in carne e ossa, ma con la Storia può succedere. Sono felice di averlo comprato dopo la visita al museo. Una buona lettura.

 

From villainess to healer mi aveva ispirato un sacco, ma è stato una mezza delusione. Catapultata nei panni di una nobile abbandonata dal principe suo fidanzato, la protagonista non si dispera. Riconosce nel mondo che ha attorno quello di un videogioco di ruolo che aveva amato e conosciuto a fondo nella sua prima vita in Giappone; finalmente mollata dal ragazzo, ne approfitta per andarsene e iniziare a esplorarlo. Grazie alle sue conoscenze trova il modo per cambiare le sue abilità e diventare più forte più in fretta e più facilmente.

Un’ottima premessa, decisamente meno l’esecuzione.

La protagonista prova emozioni che il lettore non riesce a condividere: alla centesima descrizione incapace di farmi capire perché quel particolare stagno/spiazzo d’erba è speciale, non so se sbadigliare o irritarmi.

Niente dei personaggi o del mondo risulta memorabile o speciale. Sembra di navigare nella melassa, visto che tutti sono sempre gentili e ben intenzionati – e d’accordo che i dark fantasy dove sono tutti dei bastardi non riesco a leggerli, ma così è troppo. Solo per farvi un esempio, la protagonista ha informazioni che potrebbero cambiare il corso della Storia; la gilda degli avventurieri lo sa, ma la lascia andare senza costringerla a rispondere perché “non è carino” e “va contro il regolamento”. Davvero? Ma davvero davvero?

È carino – perché rarissimo in questo genere – il tocco dei genitori che le vogliono bene e si preoccupano per lei, ma da solo non basta per indurmi a continuare questo sbadiglio di storia.

 

La cosa più bella di A sinner of the deep sea è senza dubbio lo stile del disegno di questo manga. È magico, cattura alla perfezione come ci si immagina il regno delle sirene in fondo al mare, ma al tempo stesso ci sono piccoli tocchi che fanno capire che questa storia è destinata agli adulti. Le sirene giocano coi pesci, le onde e i coralli, ma hanno anche un sistema economico che usa conchiglie come monete, night club … e prigioni. A finirci è l’amica della protagonista, una sirena non castissima che si innamora profondamente di un essere umano; ciò infrange una delle loro leggi sull’evitare a ogni costo i contatti con gli umani. Dal dolore è sul punto di lasciarsi morire di fame, finché la protagonista non le promette che troverà il modo per riunirla all’amato purché ricominci a mangiare. La storia poi fa uno stacco sull’amato umano, un appassionato di biologia marina che ha mantenuto la promessa sul non parlare a nessuno di lei e delle sirene; la cerca invano su una barca.

La caratterizzazione dei personaggi è piuttosto semplice, ma la storia ti fa intendere che saprà usare bene questa semplicità.

A tratti sembra di vedere un anime anni ’80, con volti allungati, pause e silenzi. Una delle sirene mi ha ricordato la regina Raflesia di Capitan Harlock.

 

L’ultima lettura dell’anno, condotta non senza difficoltà perché soffrivo per un’indigestione, è stata Detective dell’incredibile – 2009-2019: dieci anni di indagini nel mondo dei misteri. Un altro acquisto al Salone. Il materiale è potenzialmente interessante, ma l’esposizione molto meno. Un’associazione di scienziati e divulgatori italiani che indaga su presunti casi legati al sovrannaturale sembra un’ottima premessa per un buon libro o una raccolta di racconti, ma la realtà – l’associazione CICAP esiste davvero – è più noiosa della fiction. Il modo con cui questo materiale è narrato e organizzato ha finito per farmi sbadigliare; anziché raccontare nel dettaglio la parte umana, ci si perde in numeri e considerazioni che finiscono per prendere la maggior parte dello spazio. Ho constatato che è possibile saltare un sacco di paragrafi e capire comunque tutto.

Scritto diversamente, magari con un formato alla Mythbusters (chi altri si ricorda di questa trasmissione americana in cui degli scienziati confermavano o sfatavano vari miti testandoli?), sarebbe molto più gradevole e divertente da seguire. Così com’è non è il massimo.

 

E voi? Con quale libro avete concluso l’anno? Fatemi sapere!

 

Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top