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Wrap-up di dicembre 2024 parte 1

Il wrap-up di dicembre è alle porte; unitevi a me mentre risalgo con voi sulle montagne russe dei miei alti, bassi e delusioni librarie.

 

Nightfall travelers – leave only footprints è un manga che parla di una studentessa incaricata dai suoi colleghi del giornalino scolastico di indagare sulle leggende urbane locali: i fantasmi si agirano per le strade, o si tratta di fenomeni naturali? Intimorita, chiede a una sua compagna di classe di accompagnarla e le due iniziano i loro viaggi in giro per la città. Lo stile del manga è davvero particolare, sembra fatto con l’acquerello e ricorda un po’ i dipinti impressionisti. Mi è piaciuto, riesce benissimo a creare atmosfere di sospensione e incanto prima che il mistero di turno venga svelato.

Contrariamente a quanto mi ha fatto credere l’etichetta “soprannaturale” affiancata a questa serie, le leggende urbane si rivelano fasulle. Di solito sono fenomeni naturali male interpretati, o il frutto della suggestione. Dopo un po’ il lettore arriva ad aspettarselo, ma qualcosa, tra la composizione delle immagini e lo stile, riesce comunque a fargli provare un brivido: andrà tutto bene anche stavolta?

Per esempio, in un’occasione la protagonista rischia di cadere in una buca profonda una decina di metri, e in un’altra sembra di vedere davvero un fantasma sulle rive del lago.

Ho trovato carine e confortanti le vignette ricorrenti in cui la protagonista, terminata l’indagine del giorno, torna a casa, saluta la famiglia, scrive l’articolo, cena e va a dormire.

Ma verso la fine, viene a crearsi un dubbio: e se a essere un fantasma fosse la compagna di scuola? Quest’ultima è molto alta, troppo per qualcuno della sua età, ed è descritta dalla protagonista come molto pallida, bella ed effimera come un sogno sul punto di svanire.

È una storia particolare dove non c’è una trama precisa granché profonda o personaggi tridimensionali. La bellezza sta nel senso di sospensione e di effimero, nel non detto più che nel dialogo – comunque molto ben scritto e godibile. A tratti vengono dette cose profonde in modo molto semplice e autentico, o il commento viene lasciato al lettore.

È una storia letteralmente incantevole, ma l’impressione che si tratti di fuffa molto ben confezionata priva di sostanza è difficile da scacciare – soprattutto se, come la sottoscritta, il lettore preferisce storie di altro genere. Una passeggiata gradevole al di fuori della mia comfort zone.

 

Un posto dove sono tornata subito dopo, facendomi la maratona del manga di Dandadan dal secondo all’ottavo volume. In quel mondo, il soprannaturale esiste davvero e tra spiriti, alieni e creature di ogni sorta è difficile per i due protagonisti restare vivi. Questa serie riesce ad alternare in modo magistrale momenti demenziali, di azione, umorismo e altri piuttosto seri. Riesce anche ad amalgamarci del rosa senza snaturare il resto – dote che, ahimè, non si può dare per scontata. Il tema universale del rispettare i morti salvo dover intervenire quando minacciano i vivi è trattato in modo toccante. Devo anche menzionare i colpi di scena, perfetti sia a livello di senso, sia come posizionamento – se sono troppo vicini anche il lettore più avido finirà per stancarsene. È toccante anche la storia dello spirito silkie danzante e dello spettro di montagna. Quest’ultima colpisce con la grazia di un pugno nello stomaco – come deve fare.

È una serie di cui mi è stato molto consigliato l’anime, ma, come al mio solito, mi viene molto più spontaneo rintracciare il materiale originario.

L’unico difetto è che, a differenza di One Piece, questa non è una serie che si presti al binge – ossia a essere letta con più volumi di seguito. Dopo un po’ è come se il trucco perdesse di efficacia: se ci sono più di due vignette senza orrori soprannaturali, il lettore è già lì ad aspettarsi il prossimo, vanificando in gran parte l’effetto sorpresa. E se più orrori soprannaturali sono già stati “addomesticati”, possiamo sorprenderci se accade ancora e ancora?

Una bella maratona, ma al pari di quelle fisiche mi ha lasciato spossata e con la ferocissima voglia di prendermi una pausa. È una serie a cui tornerò volentieri, ma non tanto presto.

 

Nel frattempo avevo iniziato e finito di leggere il primo libro comprato al Salone di Torino: Viaggiare nel medioevo – in cammino con pellegrini, cavalieri e strane creature. È un affascinante viaggio nel passato che ha risposto a un sacco di domande che non mi ero nemmeno resa conto di avere: cosa incontravano i pellegrini medievali che riuscivano a raggiungere Gerusalemme? Com’era Constantinopoli? Cosa ne pensavano i pellegrini delle piramidi? Le rotte per l’India erano davvero sconosciute, prima della conquista inglese? (Spoiler: no). Nonostante avessi letto già in passato molti libri sul medioevo, avevo un sacco di idee sbagliate: gli europei, italiani compresi, conoscevano i Mongoli e le terre d’oriente già dal 1200! E i caravanserragli erano antenati degli autogrill.

Le persone realmente esistite che compongono le varie tessere di questo viaggio sono innumerevoli, e degne di maggiore attenzione – la bibliografia, non a caso, è lunghissima.

Un libro interessante pieno di curiosità, ma con la sgradevole tendenza a saltare di palo in frasca e inserire fuffa tra una tappa e l’altra. Un’organizzazione delle informazioni più stringente e sensata avrebbe molto giovato all’esperienza di lettura.

 

Vigilanza quotidiana – l’esame di coscienza è invece un libretto agilissimo di sole 23 pagine ricco di spunti utili per la riflessione e la preghiera. Come tutti i buoni libri di spiritualità, a tratti consola, in altri punge dove deve pungere.

Il richiamo al digiuno ha un altro peso, dopo che le continue abbuffate natalizie unite alla mia golosità mi hanno provocato un’indigestione. Spero ardentemente che alla pubblicazione di questo articolo si sia finalmente risolta.

 

Only I know that this world is a game è una serie nata sotto forma di romanzi online, ma siccome non si decidono a tradurli in una lingua a me comprensibile, non ho altra scelta che continuarne la versione manga giunta al sesto volume. È una serie che nonostante le occasionali facce da schiaffi del protagonista e il fanservice non arriverò mai a odiare, perché la trama e i piccoli dettagli di quel mondo sono troppo intriganti.

Un videogiocatore incallito è bloccato nel videogioco pieno di errori di programmazione che conosceva a fondo: riuscirà a non morire?

 

Una buona lettura, ma è stato il libro successivo a essere il migliore del mese: The dorky NPC mercenary knows his place. A giudicare dalla copertina sembra la solita storia di un bellissimo eroe ultra-potente che conquista donzelle a destra e manca mentre compie grandi imprese (l’unica differenza è che l’ambientazione è una galassia sci-fi anziché il solito pseudo-medioevo da due soldi).

Nulla di tutto questo, al contrario, è una storia scritta in palese opposizione alle vicende di questo tipo. Il protagonista John si definisce un NPC (personaggio non giocabile dei videogiochi) e ha un punto di vista molto umano e realistico sulla situazione della galassia. Non è cinico al punto da non vedere alcuna luce, ma al tempo stesso non si fa illusioni: è ovvio che nonostante l’imperatore galattico in persona si sforzi di porre termine alle discriminazioni e soprusi dei nobili, simili piaghe non si risolvano subito. È ovvio che potrebbe avanzare di grado, ma lo è altrettanto che diventerebbe vittima di un bullismo feroce – e siccome è già soddisfatto della sua situazione finanziaria, perché complicarsi la vita? È ovvio che, siccome è grassoccio e ha quel carattere, le donzelle gli preferiscano i colleghi più belli, in forma, estroversi e ambiziosi.

Egli considera questi ultimi dei “protagonisti”, gente che agisce in modo sconsiderato ma siccome è bella e fortunata, riesce a sfangarsela e crearsi un pubblico crescente di fan adoranti. Non c’è invidia né odio, solo un fastidio che fa capolino ogni volta che un “protagonista” tenta di coinvolgerlo in progetti che non gli interessano.

Nonostante la tecnologia sia avanzatissima, l’ambientazione ha un sapore quasi di retro-comfort. Non ci sono minacce alla specie umana, che ha saputo avvantaggiarsi della tecnologia in mille modi senza restarne vittima. Gli unici avvenimenti potenzialmente seri e sanguinosi sono scaramucce tra nobili/altre loro nefandezze. Le astronavi coinvolte nelle battaglie non ospitano praticamente mai equipaggi numerosi (anzi, quasi sempre ospitano solo il pilota), hanno capsule di salvataggio e finché la gente si ricorda di infilarsi le tute spaziali, c’è qualche chance di uscirne vivi ed è difficile che sfocino in carneficine. Insomma, è difficile che la situazione diventi seria, tesa e sanguinosa come in altre space opera (ahem, tipo Legend of the galactic heroes).

C’è una grande attenzione ai particolari: sono stata piacevolmente sorpresa quando mi ero fatta una domanda sulla tecnologia nel sesto capitolo e ne ho ricevuto risposta in uno successivo al di là di ogni speranza. I personaggi sono abbastanza ben delineati da suonare interessanti e plausibili. Il mio preferito – e per cui ho ripetuto all’infinito “I feel you” – resta John. Ha un passato difficile, ma invece di diventare un cattivo o un eroe, ha scelto una strada diversa: la relativa tranquillità. Perché rovinarsi lo stomaco ulteriormente?

Sotto questo aspetto, incarna l’ideale del sapiente buddista che non permette a circostanze avverse di agitarlo interiormente, conscio che le lotte per il potere, il grado e la considerazione sociale sono solo un gioco di maschere privo di reale sostanza per cui non c’è ragione di angosciarsi.

Umanamente, se ci trovassimo nel suo universo e volessimo portare a casa la pellaccia, ci andremmo a tuffare nelle missioni più pericolose come i “protagonisti”, o, come lui, sceglieremmo quelle più tranquille e lontane dai conflitti? Le seconde pagano comunque piuttosto bene, quindi perché andare a scegliersi quelle più rischiose? Non è forse umano provare insicurezza e cercare di non schiattare?

Non mi sorprende che John abbia toccato delle corde profonde non solo in me, ma anche nel pubblico giapponese d’origine; questo romanzo ha vinto molti premi.

Un’altra cosa che ho apprezzato tantissimo è come sono trattati i personaggi femminili: ce ne sono di superficiali, ma altre sono donne ambiziose, capaci e piene di talento. C’è una buona varietà, non sono solo delle paia di tette che si innamorano del protagonista di turno. In modo particolare, ho apprezzato l’evoluzione di una sua collega che, dopo averlo preso a male parole senza motivo, gli chiede scusa e gli parla in modo maturo e consapevole. Niente più “baka” o urla a caso, soltanto la voglia di sapere perché lui non voglia avanzare di grado nonostante sia un pilota piuttosto competente. E si parlano. Incredibile. Questa sola cosa è tanto più matura, sorprendente e rompi-stereotipi di così tante storie che leggo che non riesco a darvene un’idea. E mi dispiace.

È uno slice of life più che una storia d’azione, ma me ne sono innamorata comunque. Ve lo stra-consiglio.

 

Il dodicesimo volume di Quality assurance in another world mi è piaciuto un sacco! I nostri vengono salvati praticamente da un deus ex machina (che risulta accettabile, dopo i triliardi di sfighe patite finora) e, FORSE, si intravedono delle risposte a domande che tormentano il lettore dall’inizio: come uscire da quell’incubo virtuale e come ci sono finiti? PARE sia stato accidentale e che l’unico modo per uscirne sia portare a termine ciò che avevano già iniziato: vincere senza trucchi.

Il finale in cui vengono truffati da due donne NPC è quasi divertente: almeno stavolta non ci sono mostri orrendi o tormenti esistenziali.

 

Dopo due libri così belli, me lo sentivo che il prossimo sarebbe stato una leggera delusione, ma mi sbagliavo: Headhunted to another world: from salaryman to big four! È stato una grossa delusione. Un impiegato finisce evocato da un re demone di un mondo pseudo-medievale perché le sue tecniche militari e di negoziato non bastano più a tenere in ordine le fila del suo esercito di mostri. Come riuscirà a convincerlo ad aiutarlo a sterminare la razza umana? L’impiegato si lascerà tentare dal denaro? Come reagiranno i demoni – che sembrano odiarlo per partito preso?

Tutte domande sbagliate. Questa non è una storia, è un gag manga dove contano più le battute e i riferimenti alla cultura da ufficio che qualsiasi pretesa di senso o trama. I dettagli ben curati sono pochissimi, e il mondo e la caratterizzazione dei personaggi sono MEH, triti e ritriti come il cliché più usato della Storia. Mentre leggevo oscillavo tra il sonno e il fastidio. Da evitare, a meno che non cerchiate qualcosa di ultra-leggero e pieno di riferimenti alla vita da ufficio.

 

Apparently, it’s my fault that my husband has the head of a beast è invece un rosa che ho comprato d’impulso. Ricorda vagamente la Bella e la bestia, con la differenza fondamentale che a causare la metamorfosi di lui è stato un incidente scatenato da lei – che oltretutto non ricorda nulla. Per tentare di spezzare la maledizione e guarire dai suoi (non piccoli) problemi di salute, lui la intrappola in un matrimonio senza amore – dopo averle fatto credere che ne fosse sinceramente innamorato. Seguono magie, intrighi e manfrine che un lettore avvezzo al rosa può facilmente immaginare.

Sarà l’età, ma le storie di sedicenni che si innamorano del proprio semi-rapitore/persona con cui stanno insieme per altri motivi che non l’amore ma poi si innamorano davvero non mi prendono più come un tempo. Il contenuto oscilla tra pura melassa e l’impulso indotto di dare schiaffi a buona parte del cast. Ho saltato alcuni brani perché non vedevo l’ora di finirlo e non ho intenzione di continuare la serie.

 

Dopo questo libro avevo voglia di qualcosa di più sostanzioso e in linea col Natale imminente, così ho preso in mano Dio si è fatto carne, un’antologia di brani a tema Natale scritti da vari autori. Come non ho tardato a rendermi conto, alcuni di questi sono più illuminanti e capaci di toccare le corde dell’anima rispetto ad altri, che oscillano tra la più piatta banalità e uscite da campagna elettorale. I brani migliori -che sono comunque facili da seguire – sono di Ratzinger e Fabio Rosini. Una lettura gradevole, anche le immagini a colori di varie opere d’arte aggiungono qualcosa.

 

Questa è la prima parte delle mie letture. Quale libro vi ha più colpito a dicembre? Leggete storie a tema Natale/invernale o preferite altro? Fatemi sapere!

 

 

 

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