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Il mio novembre di letture parte 2

Il mio novembre di letture; eccovi la seconda parte!

 

Il mio eroico, disperato tentativo di dare un colpo alla TBR mi ha portata a Fantasmi in tribunale di Massimo Sensale. Il libro è una piccola collezione di aneddoti e divagazioni su come le credenze sull’aldilà abbiano influenzato casi finiti in tribunale e altre vicende. Le storie narrate spesso sono interessanti e riescono ad aprire squarci stimolanti sul passato in capitoli brevi. Se solo il tono fosse stato meno saccente, con meno parole da leguleio e lo stile meno ornato sarebbe stata una lettura per tutti.

Leggere testi un po’ “alti” non mi dispiace, il problema è che la mia tolleranza alle divagazioni letterarie non è infinita. Un conto è se il libro è un saggio sulla letteratura e i massimi sistemi, un altro è se l’autore sta raccontando qualcosa di interessante ma si interrompe per disquisire di fuffa per poi o non finire la storia, o finirla in fretta e furia, o in modo insoddisfacente.

Consiglio questo libro a chi ha voglia di una lettura un po’ elevata che non sia troppo criptica – oppure a chi, diversamente da me, abbia almeno un’infarinatura di diritto. Arriva al 6, ma è stato più pesante che gradevole.

 

Per riequilibrare ho letto una light novel un po’ trash chiamata No one gets past this gatekeeper: the unwanted warrior guards his new post. Il protagonista Sieg viene sbattuto fuori dal suo party di avventurieri e si ritrova a fare la guardia nella capitale del regno, uno dei luoghi più pericolosi dei paraggi. Infatti lì è custodito un enorme diamante magico che impedisce al re dei demoni di risorgere e devastare il mondo; di conseguenza demoni & mostri vogliono infiltrarsi per rubarla e riavere vivo il loro capo, mentre banditi e altra gente piuttosto furba vogliono sottrarre la gemma per rivenderla a caro prezzo. La costruzione del mondo non è particolarmente dettagliata od originale, ma è abbastanza per catturare il mio interesse e rendere il setting qualcosa di decisamente più vivo e interessante del set base Minimo Sforzo di fanta-medioevo-RPG. Di solito i protagonisti maschili di queste storie hanno un qualche potere legato all’attacco, ma non Sieg: il suo potere consiste nell’attirare gli attacchi altrui e avere una difesa fisica così forte da essere praticamente invulnerabile. È imbattibile, non perde mai, è serio sul lavoro … un difetto per renderlo un po’ più umano non avrebbe guastato, ma apprezzo molto che a differenza di molti suoi colleghi-protagonisti, non ha nessuna regola sul non uccidere.

Io non sono una persona violenta che gode nel vedere/leggere le persone soffrire e morire, ma se un personaggio fittizio è un pezzo di cacca, state sicuri che non mi metto a piangere quando crepa. Se un protagonista decide di non voler ammazzare una pessima persona meritevole se non della morte, almeno di un qualche tipo di punizione, dovrebbe farlo con una motivazione, modo e tempo sensati. Luffy di One Piece non uccide perché ritiene che la pessima persona debba assistere di prima mano al crollo completo del suo castello di carte insanguinate – e se è necessario agire altrimenti, chiede a Zoro di ammazzare a fil di spada il bastardo di turno. Asta di Black Clover non uccide perché vuole che il cattivo di turno si renda conto di essere un pezzo di cacca e rimedi in qualche modo, magari risarcendo le vittime in qualche forma – ma non è così idiota da fare predicozzi ai suoi colleghi maghi che uccidono per legittimissima difesa.

Gli eroi da due soldi fatti in serie non uccidono “perché sì”, anche quando il costo in termini di vite umane è altissimo e crolla letteralmente il mondo. Mi viene da urlare quando succede.

Sieg non è affatto un tipo violento, ma se è necessario non sta a farsi tremila miliardi di scrupoli per usare la forza. Quando scorta al patibolo un bandito schiavista condannato a morte, egli sventa i tentativi dei suoi sgherri di liberarlo, poi non esita a ucciderlo. Non esita nemmeno a denunciare il suo superiore corrotto che aveva fatto entrare dei banditi in città, pur sapendo che rischiava la pena capitale.

Ora che ci penso questo sottofondo di durezza potrebbe essere un difetto.

Adesso, però, devo confessarvi la verità: questa storia ha tutti i pregi di cui sopra, ma anche grossi difetti. Ci sono non pochi cliché, i peggiori dei quali sono riservati alla caratterizzazione dei personaggi femminili; sono tutte molto capaci nel loro lavoro, ben dotate (alcune vestite assai poco) e tutte quante si innamorano di Sieg al primo minuto secondo. C’è una sunshine, un’arciera spigolosa stalker, la vice dei cavalieri nobili col potere di ghiaccio che si scioglie dopo essere stata sconfitta da Sieg durante un allenamento, una tizia sempre ubriaca …

Si possono avere personaggi femminili non caricaturali che non diventino zerbini innamorati, o è tropo da chiedere?

Non ci sono scene hot perché Sieg è troppo fissato sull’allenamento.

Questa storia non è un capolavoro, ma non escludo di continuare la serie.

 

Il terzo volume del manga di Whoever steals this book conclude la storia. Lo stile del disegno rimane molto gradevole e la premessa intrigante: delle maledizioni colpiscono i ladri di libri, trasformando la realtà in rigidi generi letterari, e l’unica a poter impedire che il disastro diventi permanente è la giovane discendente di una famiglia di librai, aiutata da una volpe-umana magica. L’unico problema è la mancanza di chiarezza: alcune cose della rivelazione finale spiegano il perché e il percome delle vicende accadute finora, altre sono un trip mentale che lascia il lettore confuso e con molte meno risposte di quante ne necessita. Sono felice e sollevata di aver terminato questa storia; sarei incline a consigliarla solo a chi apprezza libri un po’ intrippati che non chiariscono tutto (o un bel niente).

 

Safe & sound in the arms of an elite knight è una storia alla Cenerentola senza troppe pretese; avevo letto il primo volume mesi fa e vedendo che erano usciti gli ultimi due ho deciso di comprarli e terminare un’altra serie. Mi serviva qualcosa di più tranquillo e intellegibile, doti che la serie ha in abbondanza. Nel secondo volume ho ritrovato la solita struttura: 80% di pucciosità, 10% di teso conflitto che già si nasava centinaia di pagine prima (ossia la protagonista finisce nei guai), per finire con un 10% di pucciosità in cui lei è salvata e si riprende dalla disavventura.

Mi ha piacevolmente sorpresa l’evoluzione di Luke: introdotto come il generico nobile potente e malvagio, poi si redime e diventa un promettente allievo di Lloyd – il fidanzato della protagonista. Quest’ultima ha la pessima sorpresa di rivedere la sorella, da cui aveva ricevuto innumerevoli abusi; ne viene rapita e picchiata, ma prima di poter essere riportata a casa contro la sua volontà, Lloyd interviene e riesce a salvarla. Niente di trascendentale, ma ciò che la storia doveva essere, è.

Il volume seguente è stato molto più difficile da leggere. C’è un limite allo zucchero che posso sopportare e la prima metà mi ha messa a dura prova. Fortunatamente dopo migliora – anche se la melensaggine è il 98% di questo libro. Non fosse stato per la madre degenere che ha la genialissima pensata di tentare di ammazzare la protagonista (sua figlia) per far cadere le accuse di aggressione che tengono l’altra dietro le sbarre, mi sarebbe stato impossibile finire. Per la prima volta, la protagonista riesce a salvarsi da sola e tener testa alla madre, disarmandola e tramortendola. Lloyd finisce di aprirsi completamente alla protagonista, completando il suo arco di trasformazione da pezzo di ghiaccio a persona seria con un cuore che batte e prova emozioni. Poi si sposano e tutti i personaggi incontrati finora rientrano in scena in modo soddisfacente – anche il libraio, che, superando a fatica la cotta non ricambiata per la protagonista, inizia a essere più aperto al mondo. A sorpresa, si incontra anche un personaggio sempre rimasto assente.

L’autore non è perfetto, ma a differenza di altri suoi colleghi ha avuto il buonsenso di chiudere la storia dopo il matrimonio e il lieto fine, resistendo alla tentazione di allungare il brodo.

Questa storia era già dolce fino a essere stucchevole, non oso immaginare se l’avesse tirata ancora per le lunghe. Vi consiglio la serie se cercate un rosa con effetti calmanti e pieno di zuccheri.

 

L’ultimo libro del mese, purtroppo, è stata una grossa delusione. All’inizio non volevo prendere in considerazione Let this grieving soul retire, ma dopo aver sentito alcuni parlare benissimo della versione anime, mi sono chiesta perché non dare una chance al manga originale.

Questo è stato un errore madornale: contrariamente a quanto lo store online mi aveva fatto credere, il materiale di partenza della storia è una light novel, non un manga. Come l’esperienza mi ha insegnato, non tutte le light novel si prestano a un adattamento manga; se si tratta di sfumature psicologiche e far capire come funzioni un mondo magico con un minimo di complessità, c’è una probabilità piuttosto alta che il manga o non riesca a comunicarle, o appiattisca il tutto a cliché superficiali. Un testo scritto può permettersi qualche riga di introspezione o spiegazione, un manga no. Storie come Shangri-La Frontier diventano manga splendidi perché hanno una semplicità di fondo: la storia segue le avventure videoludiche del giovane Sunraku e i suoi amici; niente magia, né sottigliezze psicologiche importanti che non siano facilmente comunicabili tramite i suoi commenti e le sue azioni in-game. Opere più complesse come One Piece partono con una premessa semplice per espanderla col tempo, ma se si deve tradurre in manga un’opera che parte già con un certo grado di complessità è molto facile che non finisca bene.

Tornando a Grieving soul, mentirei se dicessi che lo stile di disegno è brutto e non dà adito a scene belle, il problema è che queste ultime, oltre a essere una netta minoranza, non possono reggere una storia da sole. Un secondo problema è che è uno degli stili più generici che abbia mai visto. Si ha l’impressione che qualcuno abbia installato un’IA e gli abbia detto “raffigura i cliché più usati e stra-usati nel modo più standard che riesci”, una direttiva a cui sembra che anche lo scrittore si sia attenuto per il mondo e i personaggi. Nessuno spicca, sono solo funzioni appiccicati a personaggi unidimensionali. C’è la loli innamoratissima del protagonista senza alcuna ragione, l’attaccabrighe della taverna, la parodia dell’eroe che ci crede tantissimo ma le prende, dei membri dello staff che sono membri dello staff e stanno sullo sfondo senza mai dire o fare nulla di significativo… e poi c’è il protagonista.

Esistono tanti modi per far funzionare un protagonista codardo: magari è un impostore costretto a recitare e fare la voce grossa per evitare che qualcuno lo sfidi/metta nei guai, o è abbastanza astuto o fortunato da evitare le situazioni di maggiore pericolo, oppure è costretto a combattere pur avendo la tremarella e ottiene qualche risultato, dando inizio a un arco narrativo in cui impara lentamente ad acquisire coraggio … protagonisti come quelli di Reincarnated as the hero’s friend e Lout of the count’s family non amano affatto il pericolo, affrontandolo solo quel tanto che basta per evitare di lasciarci la pelle in modo più doloroso se un certo evento non verrà sventato, o per ottenere oggetti speciali difensivi non disponibili altrimenti.

Ma il protagonista di Let this grieving soul retire è un’altra storia. Tutto quello che fa è: lamentarsi interiormente, mettere altre persone nei guai e fare facce cringe. E dopo essersela tirata interiormente per interi capitoli sul fatto che è debole, però è anche figo e la sa più lunga di tutti quei rozzi avventurieri che si buttano in bocca al pericolo e sono scemi, che cosa fa davanti ai suoi superiori che lo rimproverano per aver scatenato la rissa? Usa il suo supposto intelletto superiore per cavarsi dai guai? Trova un modo brillante o interessante per svicolarsi? Macché; si prostra per terra chiedendo pietà e minimizzando il fatto prima ancora che possano aprire bocca.

E meno male che era figo, bello, fotomodello e ne sapeva più di tutti.

Ed essendo un vero e proprio eroe anche se codardo, sbologna la punizione di sterminare mostri pericolosi a un party di scappati di casa con zero esperienza.

Bravissimo. Grande eroe, facciamogli gli applausi.

È un codardo della peggior specie, idiota e irresponsabile a cui auguro le peggio cose.

La faccenda è molto diversa da quanto mi avevano raccontato sull’anime: il protagonista, pur essendo piuttosto debole, è universalmente considerato fortissimo in seguito a una serie di equivoci; per salvarsi dai pericoli in bocca a cui lo gettano può fare affidamento solo sul suo unico talento: tirare fuori da oggetti magici tutto il loro potenziale. Questa può essere la premessa per una storia d’azione interessante, dove, tra mostri e intrighi politici dell’impero vicino, il protagonista è costretto di malavoglia ad affrontare pericoli crescenti, impossibilitato a dire la verità su sé stesso perché ormai è troppo tardi per distruggere la ragnatela di bugie ed equivoci.

Se la storia della light novel e dell’anime è così, il manga ha fatto davvero un pessimo lavoro ad adattarla. Non potevo avere una prima impressione peggiore di questa storia e questo protagonista.

Spero che dicembre mia più gioie letterarie.

 

 

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